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Coscienza, autoriflessività e paradossi: la teoria del ''doppio legame'' di G. Bateson

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1 Capitolo 1: Cibernetica, mente, formalismi 1.1 Bateson: dall'antropologia alla cibernetica L'opera di Gregory Bateson 1 è una fitta trama di esperienze successive, di discipline differenti, di evoluzioni improvvise, attraversate avventurosamente alla ricerca di un filo unificatore che organizzi i vari elementi del sapere. Figlio del biologo William Bateson [1861-1926], uno dei precursori della moderna genetica 2 , ripercorrerà, in parte, le orme del padre quantomeno interessandosi al fenomeno della morfogenesi, a cui William aveva dedicato particolare attenzione nei suoi studi sulla discendenza [Bateson W. 1894]. Lo studio dell’esito formale dei processi, della loro configurazione, delle leggi che li generano, è il bagaglio intellettuale che il giovane Gregory possiede nel momento in cui si stacca dalla biologia per dedicarsi agli studi antropologici. La sua esperienza è raccontata in questi termini: «Raccolsi una vaga sensazione mistica che noi si debba cercare gli stessi tipi di processi in tutti i campi dei fenomeni naturali, che noi ci si possa aspettare di trovare all'opera gli stessi tipi di legge nella struttura di un cristallo come nella struttura della società [...]. Questo pizzico di misticismo [...] mi incoraggiò ad attendermi che questi modi di pensiero si adattassero ad ogni differente campo di osservazione. Mi rese possibile considerare tutto il mio addestramento come potenzialmente utile piuttosto che assolutamente irrilevante in antropologia.» 3 Il lavoro di Bateson come antropologo si svolge dal 1926 fino a dopo la 2° Guerra Mondiale, e passa da una primitiva adesione alla “scuola funzionalista” di B. Malinowski e A. Radcliffe-Brown, ad una progressiva insoddisfazione per i suoi metodi, che considera riduttivi: è difficile per lui accettare un metodo che comprime lo studio della cultura all'interno delle tecniche funzionali atte alla soddisfazione dei bisogni, e che la suddivide esclusivamente nelle istituzioni predisposte a questo scopo, ricostruendo il resto a partire da queste. Questa insofferenza, è presente fin dalle prime pagine di “Naven”: «Lo scopo della scuola funzionalista è descrivere in termini cognitivi e analitici tutto quell'intreccio, quasi vivente, che è una cultura. I funzionalisti hanno concentrato molto giustamente e spontaneamente la massima attenzione su quegli aspetti della cultura che si prestano più facilmente a essere descritti in termini analitici. Hanno descritto la struttura di molte società e mostrato quali sono le principali linee del suo funzionamento pragmatico, ma non si può dire che abbiano tentato di delineare quegli aspetti della cultura che l'artista sa esprimere con tecniche impressionistiche.[...] Evidentemente quindi, il retroterra emotivo è una causa attiva della cultura e uno studio funzionale non sarebbe mai abbastanza completo se non collegasse la struttura e il funzionamento pragmatico della cultura al suo tono emotivo, al suo ethos.[Bateson 1958, trad.it. p.8]

Anteprima della Tesi di Giacomo Mason

Anteprima della tesi: Coscienza, autoriflessività e paradossi: la teoria del ''doppio legame'' di G. Bateson, Pagina 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Filosofia

Autore: Giacomo Mason Contatta »

Composta da 138 pagine.

 

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