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Il trattamento dei membri di organizzazioni terroristiche internazionali con particolare riguardo al ''caso Guantanamo''

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6 INTRODUZIONE La presente tesi ha preso spunto dall’acceso dibattito in corso tra i giuristi sul trattamento cui hanno diritto le persone accusate di appartenere all’organizzazione terroristica internazionale al Qaeda, catturate e detenute nella base militare statunitense a Guantanamo, Cuba. Come è noto, a seguito dei gravi atti terroristici commessi l’11 settembre 2001 sul suolo statunitense da individui appartenenti a tale organizzazione, il Presidente Bush dichiarava che tali atti avevano creato uno stato di “conflitto armato” con gli Stati Uniti, proclamava a sua volta ripetutamente “guerra al terrorismo”, chiedeva ed otteneva dal Congresso l’autorizzazione ad utilizzare le forze armate per combattere i terroristi internazionali, “ovunque si trovino”, e i Governi che li sostenevano e fiancheggiavano. Il 7 ottobre 2001 gli Stati Uniti, invocando il diritto alla legittima difesa individuale e collettiva, iniziano una vasta operazione militare in Afghanistan volta, non solo a smantellare le basi di al Qaeda, a catturarne i capi (in primis il saudita bin Laden) e a fermare l’azione dei “jihadisti”, ma anche a rovesciare il Governo afghano, espressione dei Talebani, accusati di tollerare e sostenere al Qaeda. Sin dall’inizio delle operazioni militari, centinaia di persone, tra cui i membri del regime talebano e altri individui sospettati di collusione a vari livelli con il terrorismo internazionale, sono state catturate dalle forze afghane anti-talebane e dalle forze armate statunitensi. Nel gennaio 2002, il Governo statunitense ha cominciato a trasferire gruppi di prigionieri detenuti nelle basi militari in Afghanistan a Camp X-Ray, campo di prigionia provvisorio situato nella base navale statunitense di Guantanamo, a Cuba. Ai sospetti “terroristi” catturati durante il conflitto armato in Afghanistan si sono in seguito aggiunti altri individui, sempre sospettati di terrorismo internazionale, catturati in altri Paesi, indipendentemente dal conflitto armato afghano. Le condizioni del trasferimento dei prigionieri – incappucciati, ammanettati, in uno stato di totale deprivazione sensoriale, legati da catene al pavimento dell’aereo – e le condizioni dell’internamento – le minuscole celle di Camp X-Ray, aperte su tutti e quattro i lati, prive di latrine individuali, paragonabili a “stie per polli” – hanno suscitato polemiche presso l’opinione pubblica internazionale e sollevato perplessità presso alcuni Governi, a causa della manifesta violazione dei principi di umanità e dell’apparente violazione delle norme fondamentali del diritto internazionale. Il numero dei prigionieri della “guerra al terrore” è aumentato costantemente: Guantanamo “accoglie” attualmente circa seicentocinquanta prigionieri provenienti da quarantadue Paesi, dalle diciassette lingue e dai ventitré dialetti.
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Il trattamento dei membri di organizzazioni terroristiche internazionali con particolare riguardo al ''caso Guantanamo''

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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Sgatti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marina Spinedi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 338

FAQ

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Parole chiave

conflitti armati
detenuti
diritto umanitario
status giuridico
terroristi

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