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Il trattamento dei membri di organizzazioni terroristiche internazionali con particolare riguardo al ''caso Guantanamo''

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9 esclusivamente alla giurisdizione di Commissioni militari nominate ad hoc dal Segretario della Difesa. Nella conduzione di eventuali processi e nella raccolta delle prove, tali commissioni dovranno applicare speciali regole di procedura stabilite in via generale dalla stessa ordinanza. L’imputato può essere infatti tradotto davanti a un numero variabile da un minimo di tre a un massimo di sette membri dell’esercito, subordinati al Presidente, loro Comandante in Capo, può essere costretto ad accettare come proprio difensore un altro membro dell’esercito, può essere processato sulla base delle regole probatorie stabilite dal Segretario della Difesa, può essere detenuto e condannato se i due terzi dei giudici lo decidono, può essere condannato a morte all’unanimità e può appellarsi soltanto al Presidente degli Stati Uniti. L’ordinanza impedisce altresì ogni riesame giurisdizionale della decisione. In tale ordinanza, infine, non vi è menzione alcuna in merito all’applicazione del diritto internazionale umanitario o delle norme internazionali sui diritti umani. Il caso di Guantanamo solleva l’importante e più generale problematica dell’applicazione delle norme del diritto internazionale umanitario e dei diritti dell’uomo nei confronti di appartenenti ad organizzazioni terroristiche internazionali. Di conseguenza, il focus della tesi si è spostato sul problema generale, in una prima parte, tesa a ricostruire lo status giuridico delle persone detenute appartenenti ad un’organizzazione terroristica internazionale e l’eventuale esistenza di obblighi internazionali in capo allo Stato che li detiene circa il trattamento da riservare loro. Nella seconda parte si farà applicazione delle regole rilevate al caso dei membri di al Qaeda detenuti a Guantanamo. La prima parte della tesi sarà così articolata: inizieremo chiedendoci cosa debba intendersi, sulla base di un quadro prima storico poi giuridico, per terrorismo internazionale e organizzazione terroristica internazionale (Capitolo I), al fine di delimitare l’oggetto del nostro studio. Passeremo poi (nel Capitolo II) a domandarci se le norme del diritto internazionale che disciplinano i conflitti armati trovano applicazione nei loro confronti. Per rispondere a tale quesito dovremo anzitutto accertare se si sia in presenza di un conflitto armato ai sensi del diritto umanitario (Sezione I) e, ove la risposta sia affermativa, chiederci se in base a tali norme gli autori di atti terroristici abbiano diritto allo status di prigioniero di guerra o altro status, in particolare quello di persona protetta, contemplato dal diritto internazionale umanitario (Sezione II). Qualora si dovesse ritenere che non trovano applicazione (o non sempre trovano applicazione) le norme del diritto dei conflitti armati, dovremmo chiederci se trovino applicazione nei confronti dei detenuti le norme internazionali sui diritti umani, convenzionali e consuetudinarie, applicabili in tempo di pace (ma nella loro essenza anche in tempo di guerra) sulle garanzie giudiziarie e il trattamento dei detenuti (Capitolo III).

Anteprima della Tesi di Veronica Sgatti

Anteprima della tesi: Il trattamento dei membri di organizzazioni terroristiche internazionali con particolare riguardo al ''caso Guantanamo'', Pagina 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Veronica Sgatti Contatta »

Composta da 338 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.