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Il target infanzia nella pubblicità televisiva

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VIII tutto riesce a dare una sufficiente impressione di realismo, di autenticità. La pubblicità non è mai realistica; essa deliberatamente non contempla l’autenticità come scopo della sua comunicazione. Gli addetti ai lavori continuano a ripetere che in questo genere di messaggi la rappresentazione del mondo non solo “può”, ma “deve” essere distorta, esagerata, al fine di garantirne l’efficacia. Si intenda qui l’esagerazione nelle due opposte direzioni di una eccessiva semplificazione, tipizzazione di personaggi e situazioni o, al contrario, della creazione di scenari paradossali, surreali, nei quali agiscono personaggi dagli attributi eccezionali. La “complessa normalità” della vita umana non attira, non coinvolge; non lascia intravedere vie di evasione dal quotidiano, non è dotata di tratti riconoscibili in maniera abbastanza immediata per provocare un’attenzione empatica verso il sentire dell’altro (nella fattispecie, il personaggio televisivo). La realtà è che la tv non educa a cogliere queste sfumature; nei bambini, i quali non hanno ancora sviluppato una sufficiente competenza interpersonale per potersi “mettere nei panni dell’altro”, essa non facilita certo tale acquisizione; negli adulti, invece, tale competenza è come neutralizzata, spostata ad un livello più basso di comprensione. L’uomo televisivo ha bisogno di stimoli che presentino una sufficiente polarizzazione, altrimenti non li considera neppure; di contro, le trasmissioni televisive sono costruite tenendo conto di tale abbassamento di soglia. Si crea un circolo vizioso difficile da spezzare.

Anteprima della Tesi di Lara Polsoni

Anteprima della tesi: Il target infanzia nella pubblicità televisiva, Pagina 8

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Lara Polsoni Contatta »

Composta da 414 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.