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Eyes Wide Shut: fotografare la fotografia della realtà

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7 resto per lui andò proprio in questo modo, fu un autodidatta e ciò gli consentì di avere il controllo totale delle sue creazioni, in assoluta indipendenza e libertà artistica. Il mondo della fotografia dunque, la sua fenomenologia, la sua estetica, costituiscono un legame indissolubile con l’intera filmografia kubrickiana: l’immagine è infatti la cifra stilistica della sua poetica. L’unico modo per tentare un approccio – seppure parziale, mai del tutto esaustivo- all’arte e al cinema di Stanley Kubrick è proprio questo: partire dall’immagine, dall’inquadratura. Da una visione, quindi. Egli è stato il regista visionario per eccellenza: e non è soltanto per la sua provenienza dal mondo del fotogiornalismo – giovanissimo, lavorò alcuni anni per la rivista Look, ottenendo consensi unanimi e ampi riconoscimenti – che si può dedurre la sua grande professionalità nel campo. Kubrick possedeva l’idea della visione, un’attitudine tutta particolare alla composizione armoniosa, equilibrata, perfetta, di ogni singola immagine. Tutti gli elementi del quadro nelle sue memorabili inquadrature sono sempre bilanciati, in sintonia tra loro, combinati ed assemblati con rigore matematico senza mai una sfasatura, uno

Anteprima della Tesi di Aida Antonelli

Anteprima della tesi: Eyes Wide Shut: fotografare la fotografia della realtà, Pagina 5

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Umanistiche

Autore: Aida Antonelli Contatta »

Composta da 72 pagine.

 

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