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Un artista ferrarese a Trieste: Giovanni Pagliarini

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3 sua personale preoccupazione si saldava all’impegno di singole personalità che, nonostante il declassamento cui andarono incontro le locali istituzioni educative a fine Settecento, si adoperarono perché la formazione artistica che poteva fornire Ferrara fosse comunque dignitosa. E’ in questo contesto che si colloca l’iniziativa di Giuseppe Saroli 5 , promotore della scuola di Disegno e Ornato avviata nel 1811, da lui concepita come una vera accademia grazie anche al trasferimento di cospicue collezioni artistiche in locali adiacenti a quelli in cui si svolgevano le lezioni. Chiusa a seguito della Restaurazione e quindi riaperta nel 1819, la scuola potè sempre contare sul sostegno dello stesso Municipio impegnatosi, sin dall’epoca napoleonica, nell’erogazione di sussidi che permettevano ai giovani di perfezionarsi nelle accademie di Roma, Venezia o Firenze. A fianco di tali iniziative istituzionali, per molte delle quali lo stesso Cicognara venne richiesto di un parere, vi era poi la nascita di un collezionismo e mecenatismo privato, concretizzatosi nella frequente promozione di imprese decorative all’interno delle dimore dei nuovi ricchi. 6 L’evidente intento auto - celebrativo che ispirava queste commissioni aveva il positivo effetto di dare un seguito al filone della pittura decorativa che a fine Settecento aveva richiamato a Ferrara numerosi frescanti, impegnati nei cicli pittorici di chiese e palazzi cittadini 7 . Ma, nonostante il fervore di commissioni profane e religiose, non spettava certo alla pittura decorativa - modellata sulla grande tradizione del Seicento emiliano - il compito di risollevare la pittura locale che, accogliendo le richieste della stessa società, decise di splendere grazie al riflesso ancora emanato dai capolavori artistici del periodo estense. In linea con la progressiva affermazione di temi tratti dal passato medievale e con la riscoperta del purismo di Raffaello 8 , la città padana si volse alla florida stagione quattrocentesca: con scrupolo filologico si studiavano opere alle quali si chiedeva l’impulso necessario ad avviare una nuova ed altrettanto fiorente tradizione artistica. Solo recenti studi hanno consentito una più puntuale e corretta messa a fuoco 5 Per notizie sull’artista cfr. SCUTELLARI 1893, pp. 39 – 40; CECCON 1995, pp. 254 – 255; SCARDINO (1) 1995, p. 148; idem 2003, p. 36. 6 Per l’inquadramento generale della pittura dell’Ottocento ferrarese cfr. MARTINELLI BRAGLIA 1990, pp. 263 – 266; VARESE 1991, pp. 89 – 97. Al riguardo sono inoltre di particolare importanza gli interventi riportati in Un museo in mostra 1994 (s.p.); GENTILI 1995, pp. 253 – 276; SCARDINO 1995, pp. 145 – 237. 7 All’inizio del secolo le stanze del palazzo Nagliati – Braghini venivano decorate da Felice Giani con scene mitologiche ed episodi tratti dai poemi omerici; l’esempio di questo artista verrà seguito da Francesco Migliari che alternò la sua prevalente attività di scenografo all’esecuzione degli affreschi di palazzo Camerini; cfr. MARTINELLI BRAGLIA 1990, pp. 263 - 264. 8 L’Urbinate verrà criticato dallo studioso ferrarese Camillo Laderchi che negli scritti redatti attorno alla metà del secolo ne sosterrà l’inferiorità rispetto al Garofalo a causa del paganesimo che l’aveva spesso ispirato: cfr. TOFFANELLO 1994 (s.p.). Al contrario l’ispirazione religiosa delle opere del ferrarese sarà il motivo dell’accusa di neoguelfismo di cui viene tacciata la locale pittura ottocentesca (MARTINELLI BRAGLIA 1990, p. 264).
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Un artista ferrarese a Trieste: Giovanni Pagliarini

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Informazioni tesi

  Autore: Eliana Mogorovich
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: Massimo De Grassi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 216

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Parole chiave

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