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Cost management e orientamento ai processi.Analisi di un caso aziendale

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5 Capitolo primo I processi aziendali e l’economia d’impresa 1.1 Logiche di process management e governo delle risorse economiche: aspetti introduttivi Il concetto di processo è un elemento certamente non nuovo nell’ambito degli studi aziendali e manageriali (Dossi, 2001a; Roffia, 2002); a livello semantico implica una idea di sequenzialità, di flusso che collega un punto di partenza ad un punto di arrivo. Dietro a questa concettualità visiva, schematica, apparentemente semplice e lineare, si nasconde una problematica dotata di un elevato grado di complessità 1 : la descrizione dell’attività e degli accadimenti d’azienda in un’ottica olistica (Collini, 2001). Appare evidente come questo proposito richieda un notevole sforzo cognitivo, per la spiccata multidimensionalità e poliedricità del concetto. La proposizione classica di un’azienda, cristallizzata nelle proprie routine, scomposta verticalmente in unità funzionali (Airoldi et al., 1994) è stata a lungo dominante negli studi di management e nelle tecniche di gestione; la forza del paradigma gerarchico-funzionale, risiede nel concentrato di autorità e di specializzazione tecnologica che caratterizzano quest’ultimo (Beretta, 2001a; Leavitt, 2003): lo sfruttamento delle economie di scala, offerte da funzioni aggregate per competenze, è stato il motivo fondamentale della pervasività e della diffusione di questo modello organizzativo; le minuziose suddivisioni dei compiti (Rugiadini, 1979) e le profonde analisi di progettazione micro-strutturale (Grandori, 1995) testimoniano il profondo grado di complessità, che si nasconde, nelle “pieghe” di una struttura di questo tipo 2 (Biffi e Pecchiari, 1998a; Porter, 1985; Coda, 1995; Adamson e Dilts, 1999). 1 Descritta come la “somma logica di varianza ed indeterminazione. La varianza può consistere in differenziazioni che si sviluppano nello spazio (varietà sincroniche, coesistenti allo stesso momento) o nel tempo (variabilità diacronica, dovuta a cambiamenti che intervengono nel tempo). Solo una parte della complessità si dà in forma libera, non controllabile. La maggior parte della varianza e dell’indeterminazione che sono presenti nelle società industriali sono invece direttamente o indirettamente governate da meccanismi o attori che usano le conoscenze e le relazioni di cui dispongono per selezionare ex ante le varianti maggiormente utili o per utilizzare ex post, in modo appropriato, quanto avviene negli spazi di indeterminazione lasciati al caso o al libero gioco delle forze. In tal modo, selezionando ex ante o ex post, la complessità libera viene continuamente convertita in complessità governata, ossia in strutture che hanno un contenuto di conoscenze e di relazioni crescente. La complessità di una situazione, indirettamente, può essere “misurata” attraverso la quantità e la qualità delle conoscenze/relazioni che sono richieste per rendere governabile la varianza e l’indeterminazione presenti in quella situazione.” (Rullani E., Dal fordismo realizzato al postfordismo possibile: la difficile transizione, in Rullani E.-Romano L. (a cura di), Il postfordimo. Idee per il capitalismo prossimo venturo, Etaslibri, Milano, 1998, nota 9 pag. 75). Secondo S. Vicari la complessità ambientale, subentrata negli ultimi anni, ha sconvolto il substrato sostanzialmente omeomorfo in cui operavano le imprese “fordiste”. Nota quindi come “ tutte le possibili interpretazioni di complessità (…) sono tali solo in quanto in esse irrompa l’instabilità, l’allontanarsi di un punto d’equilibrio. L’eteromorfismo, il cambiamento, la de-banalizzazione, la contraddizione, la compressione e l’allungamento sono in modi più o meno accurati, percepibili, verificabili, in qualche caso persino misurabili, ad essi possono addirittura essere associate leggi. Ciò che caratterizza oggi la complessità è invece la questione della non prevedibilità dei fenomeni. (La prospettiva della complessità, prefazione di A.A V.V., Complessità e managerialità, Egea, Milano, 1991). 2 A tal proposito osservano Hammer e Champy: “Sotto l’influenza del principio di Adam Smith della disaggregazione del lavoro nei suoi compiti elementari e dell’assegnazione di ciascun compito ad uno specialista, le moderne aziende e i loro manager si focalizzano sulle singole fasi del processo (…) e tendono a perder di vista l’obiettivo più importante,
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Cost management e orientamento ai processi.Analisi di un caso aziendale

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Brambati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Andrea Dossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 247

FAQ

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