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Il ''no'' del Regno Unito all'euro

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Introduzione 2 dell’utilità dell’adesione all’unione monetaria e quindi all’euro. Si analizzeranno poi nel dettaglio i cinque test economici fissati nell’ottobre del ’97 dal Cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown, come condizione d’ingresso nell’UEM. Vedremo quali di questi test sono già stati soddisfatti e quali invece necessitano di essere ancora valutati perché la partecipazione all’UEM possa essere davvero proficua. Infine, si parlerà della Banca Centrale Europea alla quale verrà delegata la politica monetaria in caso di adesione alla moneta unica. In particolare, si analizzeranno i suoi obiettivi, i suoi strumenti di politica monetaria e si confronteranno con quelli della Banca d’Inghilterra per stabilire se le differenze tra i due istituti centrali possano essere determinanti per la decisione sull’euro. Della BCE si analizzerà anche il deficit democratico, la carenza cioè di rappresentatività dei governi europei, e quindi dei cittadini, ma soprattutto della mancanza di sindacabilità delle sue scelte che pone la BCE di fatto al riparo da qualsiasi responsabilità politica ed economica. Nell’ultimo capitolo si analizzeranno invece le motivazioni prettamente politiche che sono alla base della decisione di non partecipare all’UEM. In realtà, più che l’UEM, gli argomenti affrontati in questo capitolo riguarderanno l’intera Unione Europea. Le perplessità sollevate dal Regno Unito circa l’adesione alla moneta unica rientrano infatti in una più generale diffidenza nei confronti dell’intero apparato comunitario, ritenuto potenzialmente lesivo della propria sovranità sia normativa che decisionale. Parleremo del tentativo di instaurare in Europa una sorta di superstate accentrato, sopranazionale e burocratico, al quale si oppone il Regno Unito, e non solo, che invece propone il rafforzamento del principio di sussidiarietà, per salvaguardare i propri interessi nazionali. Ci soffermeremo poi sulla mancanza di una vera identità europea che impedisce ai paesi membri di avere una comune visione fondamentale per il successo della moneta unica. Si farà accenno anche alla Costituzione Europea e della speranza che questa possa accelerare il processo d’integrazione giunto in una fase di pericoloso stallo. Molta attenzione sarà data infine al già citato deficit democratico, questa volta riferito alle altre istituzioni comunitarie, come il Parlamento, la Commissione, il Consiglio e la Corte di Giustizia, ritenute non particolarmente idonee a garantire i valori democratici su cui si basa l’ordinamento britannico. Il lavoro prevede poi delle conclusioni in merito alle decisioni che il governo Blair dovrà adottare nel prossimo futuro. Da un parte, l’inevitabilità di scegliere per l’adesione alla moneta unica per non perdere influenza all’interno dell’Unione, dall’altra l’accorta valutazione delle conseguenze economiche che questa decisone comporta e soprattutto dell’impatto che essa avrà sull’opinione pubblica britannica, per evitare che alla fine l’Europa si riveli una sorta di boomerang politico che diminuisca il prestigio che in questi anni Blair si è brillantemente conquistato.
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Informazioni tesi

  Autore: Donato D'urso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Lucio Valerio Spagnolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

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