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Il ''no'' del Regno Unito all'euro

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Il «no» del Regno Unito all’euro 6 il ruolo di potenza guida, sia nel mondo in modo da poter competere con le due superpotenze. 6 Il programma del primo governo postbellico, presieduto dal laburista Clement Attlee vittorioso nelle elezioni del 1945, si orienta così in due diverse direzioni. Da una parte, si rafforzano i rapporti politici e commerciali con i dominions - Australia, Nuova Zelanda, Canada, Sud Africa – per riprendersi dall’indebitamento economico postbellico. Dall’altra, si mira a ricostruire il potere strategico della Francia in Europa Occidentale in modo da consentire una maggiore collaborazione tra i due paesi e il loro riavvicinamento dopo le incomprensioni dell’immediata vigilia della guerra. 7 Successivamente, il governo nella figura del Ministro degli Esteri, Ernest Bevin, favorisce un clima di cordialità anche nei confronti degli altri paesi europei preoccupati soprattutto dell’ideologia comunista in espansione e alla quale si cerca di contrapporre un alternativo modello di Europa libera. 8 6 Quando Churchill parlava dell’Europa, degli Stati Uniti, dell’Unione Sovietica e della Gran Bretagna con il suo Impero e il Commonwealth come dei «quattro principali pilastri per vivere nel Tempio della Pace», DUFF A., Britain and Europe. The different relationship, in WESTLAKE M. (a cura di), The European Union Beyond Amsterdam. New concepts of European integration, Routledge, 1998, pag. 34, egli intendeva proprio la creazione di una struttura politica internazionale che non ponesse l’integrazione europea al di sopra degli interessi inglesi nell’Impero e nel Commnwealth. In realtà, questo scenario internazionale auspicato dallo statista inglese rimase ben presto orfano dell’Unione Sovietica, e dei quattro pilastri rimase soltanto «uno sgabello a tre gambe» che fu l’origine della dottrina dei «tre cerchi» perseguita dalla Gran Bretagna nella sua politica europea. ELLWOOD D.W., L’integrazione europea e la Gran Bretagna, 1945-57, in RAINERO R.H. (a cura di), Storia dell’integrazione europea, Vol. I°, L’integrazione europea dalle origine alla nascita della Cee, Marzorati Editore, 1997, pag. pag. 424. 7 Nel marzo del 1947, venne sottoscritto tra Gran Bretagna e Francia il Trattato di Dunkerque proprio nella località che vide la disfatta anglo-francese durante la guerra e dalla quale, quindi, si doveva ricominciare. Il Trattato aveva lo scopo di provvedere ad una organizzazione militare che evitasse ulteriori aggressioni da parte della Germania. Nello stesso tempo delineava anche una politica per favorire la cooperazione economica e il coordinamento dei servizi sociali. Infine, ma non di meno, rappresentava una sorta di garanzia reciproca in vista di una possibile vittoria del Partito Comunista nelle elezioni francesi del 1947, prospettiva questa che avrebbe portato, con l’influenza sovietica direttamente nei porti affacciati sulla Gran Bretagna, ad un’anomalia geopolitica in Europa Occidentale. Op. ult. cit., pag. 429 e ss. 8 Con il colpo di stato in Cecoslovacchia nel marzo del 1948, l’Unione Sovietica rivelò chiaramente la politica che avrebbe perseguito nell’Europa dell’Est negli anni successivi. Tuttavia, il problema dell’espansione comunista era già stata avvertito da Churchill due anni prima a Fulton nel Missouri, dove denuncia l’esistenza di una «cortina di ferro scesa da Stettino a Trieste», anticipando così la nascita della «guerra fredda» dimostrando, a dispetto delle critiche di allarmismo mossegli, una notevole lungimiranza politica. FERRARI BRAVO L., MOAVERO MILANESI E., Lezioni di Diritto Comunitario, III Ed., Edizione Scientifica, 2000, pag. 5. In merito all’intero discorso di Fulton, si veda anche GATTEI G.,
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Informazioni tesi

  Autore: Donato D'urso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Lucio Valerio Spagnolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

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