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Il ''no'' del Regno Unito all'euro

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Regno Unito ed Europa: storia di una relazione controversa 9 propongono di istituire, per il momento e al massimo, un qualcosa che sia addirittura meno di una confederazione, considerando oltretutto gli impegni e gli interessi della Gran Bretagna verso l’Impero e il Commonwealth che le impediscono di legarsi in modo rigido ed esclusivo ad una organizzazione europea. 14 Come vedremo, la natura e i poteri delle istituzioni europee costituiranno il maggiore ostacolo alla partecipazione della Gran Bretagna alle comunità sorte negli anni successivi su iniziativa dei paesi continentali. In realtà, questi aspetti rappresentano ancora oggi il nodo principale attorno al quale si sviluppa il dibattito sulla struttura da dare all’Unione Europea. In ogni caso, nel clima confuso ed incerto di quel periodo, il governo britannico perde parte del suo iniziale entusiasmo per la nobile idea di un’Europa unita. Tuttavia, le divergenze sulla natura del futuro organismo europeo sono attenuate attraverso un compromesso con lo scopo di soddisfare sia le richieste dei paesi continentali sia quelle degli inglesi. La nuova struttura sarebbe perciò basata su di un sistema bicamerale che avrebbe esercitato la propria attività attraverso due distinti organi. Il primo, richiesto dai paesi continentali, avrebbe funzioni esclusivamente deliberative e di rappresentanza dei singoli stati. Il secondo, voluto fortemente dalla Gran Bretagna, avrebbe funzioni direttive ed esecutive per la realizzazione del processo d’integrazione. E’ evidente quindi che, dei due organi, il secondo sarebbe stato di sicuro maggiormente determinante per il raggiungimento degli obiettivi comuni. L’organizzazione, con limitati poteri d’intervento e con funzioni unicamente consultive, sarebbe assomigliata quindi al massimo ad un semplice luogo di dibattiti. La sua struttura, avvicinandosi di più a quella di un comune organismo intergovernativo che ad uno sopranazionale, esclude così qualsiasi forma di coinvolgimento reale da parte dei paesi la cui sovranità non risulta quindi essere minimamente compromessa. 15 14 Lo stesso Bevin riteneva l’istituzione di un organismo sopranazionale un’operazione simile alla «costruzione del tetto prima della casa». ZURCHER A.J., op. cit., pag. 65. 15 Oltre al Segretariato (Statuto del Consiglio d’Europa, cap. VI, artt. 36-37), il Consiglio d’Europa prevedeva infatti due organi fondamentali, l’Assemblea Consultiva (cap. V, artt. 22-35) e il Comitato dei Ministri (cap. IV, artt. 13-21). Il primo, formato dai delegati dei Parlamenti nazionali, per il cui numero si teneva conto dell’importanza demografica e politica dei singoli stati, aveva compiti esclusivamente deliberativi e di rappresentanza. Il secondo, invece, composto dai Ministri degli Esteri degli stati membri, svolgeva funzioni direttive, di gestione dei contributi finanziari dei singoli stati, di approvazione del bilancio del Consiglio, di controllo sull’attività della Segreteria e infine in alcuni casi anche di sospensione degli stati dal partecipare all’Assemblea. In sostanza, si trattava di un vero e proprio Governo del Consiglio, la cui prevalente posizione ed indipendenza rispetto all’Assemblea era chiara soprattutto in riferimento al fatto che nessun voto dell’Assemblea poteva avere effetto senza l’approvazione del Comitato e che al suo interno ogni singolo Ministro degli Esteri aveva diritto ad un voto che in pratica equivaleva ad un vero e proprio
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Informazioni tesi

  Autore: Donato D'urso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Lucio Valerio Spagnolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 220

FAQ

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