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Agricoltura e innovazioni in Val Padana tra Otto e Novecento

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17 La prima descrizione entusiasta di questo tipo di agricoltura si legge, in Francia, nell’Encyclopédie (1754). Da allora le innovazioni giungono sempre più a interessare tutta l’agricoltura del continente. Nella seconda metà del XIX secolo si completa l’arretramento definitivo del maggese: in tutta l’Europa centrale si diffonde la barbabietola da zucchero, coltura che non esaurisce il suolo, gli dà aria per le frequenti sarchiature che richiede, e assicura un completamento dell’alimentazione del bestiame con i suoi sottoprodotti. Per tutte queste virtù essa diventa la base delle rotazioni scientifiche dapprima in Germania e nell’Europa nord-orientale (Russia meridionale compresa). Se in Francia nel 1882 il maggese, pur ridotto della metà dal 1840, resta pari a un quinto delle terre coltivabili, ciò dipende anche dalla più lenta diffusione della barbabietola per gli interessi dei piantatori coloniali di canna da zucchero. La diffusione dell’erba medica sui suoli calcarei e del trifoglio su quelli silicici introduce la rivoluzione foraggera nelle rotazioni e completa il “sistema di colture alternate” (secondo la definizione del 1829 dell’agronomo francese Roville Mathieu de Dombasle), realizzato in tutta l’Europa centro-occidentale sul modello inglese 20 . Le trasformazioni del Norfolk si spiegano con un lungo passato. La spiegazione principale di questa importante mutazione tecnologica è di ordine sociale. È impossibile non accennare alla famosa questione delle enclosures. Il diritto di recintare, che si accompagna a una suddivisione dei terreni comunali, segna la fine di un’età agricola, l’età dell’openfield e della rotazione triennale 21 , che era stata la grande conquista, nell’Europa occidentale, del Medio Evo. 20 Ivi, p. 484. 21 L’openfield è un sistema di organizzazione dello spazio agrario “a campi aperti”. Questo forma di agricoltura estensiva caratterizzava vaste regioni dell’Europa centro-occidentale e si associava a forme di proprietà collettiva della terra e di insediamento accentrato in villaggi. L’openfield ebbe origine nei luoghi in cui i suoli erano poco fertili ed avevano bisogno di un’abbondante letamazione. Intorno ai villaggi si estendevano terre comuni, suddivise in strisce allungate, assegnate in lavorazione alle famiglie. I campi erano coltivati col sistema della rotazione triennale (colture cerealicole e maggese). Nei campi a riposo si faceva pascolare il bestiame, prevalentemente ovino. La rotazione triennale, detta anche a “tre campi”, prevedeva una divisione del terreno in tre parti, su cui si succedevano, nell’arco di tre anni, il grano autunnale, il grano primaverile (oppure l’orzo) e il maggese, passando dal cereale più esigente ad uno meno bisognoso di sali nutritivi ed infine al riposo. Cfr. B. H. SLICHER VAN BATH, Storia agraria dell’Europa occidentale (500-1850), Einaudi, Torino 1972, pp. 77-78.
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Agricoltura e innovazioni in Val Padana tra Otto e Novecento

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Informazioni tesi

  Autore: Michelangelo Stanzani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Fabio Giusberti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 172

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Parole chiave

agricoltura
barbabietola da zucchero
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età giolittiana
innovazione
meccanizzazione
val padana

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