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Orientamenti giurisprudenziali in tema di revocatoria fallimentare delle rimesse bancarie

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12 requisito del pregiudizio sia estraneo alla disciplina della revocatoria fallimentare, in quanto unico scopo di tale disciplina è quello di realizzare una più equa ripartizione delle perdite fallimentari, individuando come soggetti passivi una cerchia di creditori più ampia rispetto a quella comprendente i soli creditori insoddisfatti al momento della dichiarazione di fallimento. Quindi, sempre secondo tale tesi, possono essere assoggettati a revocatoria fallimentare anche atti che non hanno causato pregiudizio, o, addirittura, che hanno portato ad un incremento del patrimonio del fallito. Inoltre, il credito del terzo, che per effetto della sentenza di revoca abbia restituito il bene oggetto dell’atto impugnato, è sempre un credito pecuniario pari al valore del bene che il terzo è stato costretto a restituire. Le conclusioni a cui giungono i sostenitori della tesi anti-indennitaria sono razionalizzati sulla scorta di due ordini di considerazioni: A) Oggigiorno, l’insolvenza di un’impresa è sempre meno causata da singoli atti posti in essere dall’imprenditore in pregiudizio delle ragioni dei creditori. Le motivazioni dell’insolvenza vanno, sempre più spesso, ricercate nella errata strutturazione dell’impresa e in errori di gestione che portano a produrre a costi non remunerativi. L’imprenditore, prima o poi, cadrà in uno stato di insolvenza senza che possano essere individuati singoli atti pregiudizievoli. L’esigenza che emerge, di fronte ad un tale quadro sociale, è quella di ripartire una perdita che non discende necessariamente dal pregiudizio causato da singoli atti revocabili, ma si ricollega, in ultima analisi, alla stessa struttura del sistema economico liberistico, di cui, tale perdita, costituisce un aspetto ineliminabile. B) La revocatoria fallimentare deve diventare uno strumento atto a premere sui creditori e, in genere, sui terzi coi quali l’insolvente deve entrare in rapporto per la continuazione dell’attività di impresa, affinché impediscano, essi stessi, la continuazione dell’attività all’imprenditore che sappiano insolvente. Preso atto che il porre a carico del debitore stesso, come accadeva sotto la previgente legislazione, l’obbligo di richiedere il proprio fallimento si era rilevato un rimedio inefficace, può rivelarsi più efficace lo scoraggiare i terzi dall’entrare in rapporto con il decotto. Tutto ciò, sottolineano esplicitamente i sostenitori della teoria anti-indennitaria, non significa affatto condannare l’impresa al fallimento anche quando l’insolvenza possa essere superata, ma piuttosto serve a spingere l’imprenditore a ricorrere immediatamente all’amministrazione controllata, consentendo così che il tentativo di risanamento dell’impresa avvenga sotto controllo e non sia abbandonato alle unilaterali iniziative dell’insolvente.
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Orientamenti giurisprudenziali in tema di revocatoria fallimentare delle rimesse bancarie

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Francesco Sommariva
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Fabio Marelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 164

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