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Il crollo del peso messicano e cenni sulla crisi asiatica

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II messicana, di fronte alle prospettive di un aumento dei tassi di interesse, non scelse una politica monetaria restrittiva per non mettere sotto pressione il sistema bancario. Inoltre decise di accorciare sensibilmente la scadenza media del debito pubblico e, successivamente, di denominarne in dollari una parte consistente (con l'emissione dei Tesobonos). Il Banco de Mexico (la Banca Centrale messicana) era convinto che le violenze politiche sarebbero state transitorie e voleva perciò diminuire i costi del debito riconquistando contemporaneamente la fiducia degli operatori internazionali. Il calcolo si dimostrò inefficace quando, nel novembre ‘94, la Federal Reserve aumentò il tasso ufficiale di sconto. Questo fatto, combinato ad ulteriori shocks nazionali, creò aspettative di svalutazione nei mercati finanziari, generando una fuga di capitali, provocando una diminuzione delle riserve valutarie e un aumento dei tassi di interesse. La Banca Centrale si vide allora costretta a dichiarare, il 20 dicembre, una svalutazione del 15% del peso. Gli operatori finanziari, fra i quali si era creato un clima di incertezza di tipo self-fulfilling, si attendevano in realtà una svalutazione maggiore. Nei due giorni successivi, ci fu una pressione speculativa nei confronti della valuta messicana che causò un crollo delle riserve valutarie per oltre 5 miliardi di dollari e il tasso di cambio fu lasciato fluttuare. Già nel 1995, grazie a rigorose politiche interne di risanamento e a consistenti aiuti finanziari internazionali (per quasi 50 miliardi di dollari) forniti, per la maggior parte dagli Stati Uniti e dal Fondo Monetario Internazionale si ritornò ad una certa stabilità del tasso di cambio. Tra le motivazioni che giustificarono l’intervento internazionale ci fu anche la volontà di arginare gli effetti negativi che la crisi messicana poteva avere in altri paesi, in particolar modo su quelli che avevano posizioni esterne simili o condizioni paragonabili a quelle messicane. Il contagio finanziario che si riverberò soprattutto in America Latina fu chiamato “effetto Tequila”. Vedremo nel capitolo 6 che subito dopo il manifestarsi della crisi messicana in vari paesi in via di sviluppo, soprattutto in Argentina, ci furono pressioni negative sui tassi di cambio e i paesi asiatici registrarono il peggioramento dei corsi azionari e obbligazionari. Durante il ’95 la svalutazione del peso, il maggior costo delle importazioni e la domanda americana in espansione stimolarono le esportazioni messicane. Superati i primi mesi di incertezza e ripristinato l’equilibrio della bilancia dei

Anteprima della Tesi di Fabio Cremasco

Anteprima della tesi: Il crollo del peso messicano e cenni sulla crisi asiatica, Pagina 2

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Fabio Cremasco Contatta »

Composta da 304 pagine.

 

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