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Il crollo del peso messicano e cenni sulla crisi asiatica

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VI ritorsero sui mercati finanziari di quei paesi che ne erano stati promotori. E’ importante notare che diversamente dal passato queste crisi non si svilupparono secondo lo schema tipico delle crisi precedenti gli anni ’90 (ad esempio alto debito pubblico, tassi d’inflazione elevati) e non furono motivo di preoccupazione se non nel momento del loro manifestarsi. La liberalizzazione e la deregolamentazione avevano reso accessibili quantità enormi di mezzi finanziari che si proponevano come validissimi intermediari del processo di sviluppo economico soprattutto per i paesi in via di sviluppo, che, attraverso di essi, pensavano di imboccare una “via regia” sulla via della rapida industrializzazione. Gli investimenti avrebbero permesso di ridurre i tempi e di realizzare progetti produttivi di livello pari a quello delle nazioni industrialmente più progredite e ritagliarsi un posto nella crescita economica mondiale. L’idea era allettante ma i crediti internazionali presentavano caratteristiche che li rendevano difficilmente conciliabili con i cicli dell’economia reale: essi si concedevano sul breve termine mentre i progetti industrialmente e produttivamente più validi possono consentire ritorni sul medio e lungo termine; venivano prestati a Stati che garantivano bassa inflazione e stabilità del cambio, mentre i forti afflussi di capitale causavano un apprezzamento della moneta, che portava all’aumento delle importazioni e al peggioramento del saldo commerciale. In definitiva, nel momento stesso in cui il credito si presentava come un intermediario essenziale per lo sviluppo poneva condizioni per salvaguardare la sua integrità dalle distorsioni dello sviluppo stesso. In certo qual modo il credito erogato da grandi gruppi di investitori, come i fondi pensione o i fondi comune d’investimento, dettava le condizioni della sua collaborazione; si autoreferenziava senza farsi coinvolgere dai fini o dai progetti che attraverso di esso stati o privati potevano realizzare. Tale credito è rimasto estraneo ai tempi e ai metodi dell’economia reale e soprattutto ha finito per finanziare attività, speculazioni e consumi che, a livello socio-economico si sono ritorti contro la società stessa. Il Messico e i paesi dell’Asean4 hanno pagato sulla loro pelle i peggiori rischi cui un simile credito li esponeva.

Anteprima della Tesi di Fabio Cremasco

Anteprima della tesi: Il crollo del peso messicano e cenni sulla crisi asiatica, Pagina 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Fabio Cremasco Contatta »

Composta da 304 pagine.

 

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