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Riprogettazione sostenibile della S.S.96-Barese

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Disponiamo infatti di una rete fatta da molti bravi soprintendenti e di buone leggi di tutela. Ma siamo ancora lontani dall' avere una vera politica per il paesaggio. Soprattutto siamo lontani da una cultura tecnica ed amministrativa capace di coniugare positivamente le istanze della tutela con quelle di governo del mutamento, nel segno di quello sviluppo sostenibile e troppo spesso esposto ai fraintendimenti di chi sembra non voler cambiare nulla nel proprio modo di pensare e agire. Del resto è proprio questo il punto su cui la convenzione apre nuovi scenari per il futuro. Non solo perché impone di estendere l' attenzione a tutti i paesaggi, anche quelli fatti di qualità minime o addirittura privi di qualità perché trasfigurati dalle pressioni dello sviluppo. Non solo perché invita a considerare un valore il mutamento, evitando soluzioni di arbitrario congelamento delle forme ereditate dalla storia. Ma anche e soprattutto perché pone l' accento sulle politiche, cioè sulle azioni, sugli attori e sulle risorse necessarie per preservare, mantenere o riqualificare i paesaggi esistenti. Non più solo vincoli ma forme di gestione attiva che coinvolgono i molteplici soggetti che a vario titolo intervengono nella costruzione del paesaggio. Come si è riconosciuto in occasione della Conferenza Nazionale, anche la conservazione non diversamente dalla valorizzazione si esercita attraverso il progetto. Ben sapendo peraltro che non c' è e non può esserci un progetto di paesaggio. Piuttosto si può dare un progetto per il paesaggio, poiché agire sul paesaggio vuol dire intervenire all' interno dei molteplici processi di progettazione del territorio che coinvolgono una grande quantità di soggetti, competenze ed esperienze tutte altrettanto legittime e abilitate a modificare gli spazi esistenti. E' di questo tipo di progetti che ha bisogno il paesaggio italiano, finalmente riscoperto come tema di importanza capitale nel nostro paese quanto in sede comunitaria. Ma cosa potrà succedere applicando metodologie e saperi così strutturati all' interno della pianificazione paesaggistica? Le risposte potrebbero essere tante. Da una parte si potrebbe avere un mantenimento della situazione attuale dove i vincoli e le prescrizioni di tutela continuano ad avanzare e caratterizzare una cattiva gestione del territorio. Insomma ancora solo vincoli e niente politiche di intervento, disattivando sostanzialmente gli auspici della convenzione europea. C' è poi la possibilità di avere un rafforzamento degli istituti di tutela dei valori paesaggistici, tramite magari forme di cooperazione tra amministrazioni ispirate ai principi dell' accordo Stato - Regione. Si aggiungerebbe così un sistema di tutela da paragonare a quelli già esistenti, quali : difesa delle acque, dei suoli, dell' ambiente ecc...;determinando di fatto una ulteriore scomposizione di un sistema globale ( ambiente, acqua, suolo, storia, ecc... ) che genera il paesaggio. C' è infine un' ultima ed auspicata prospettiva di messa in pratica di innovative idee in cui la cooperazione e la progettualità condivisa e cosciente delle presenze paesaggistiche va ad arricchire e rendere funzionale ed esteticamente piacevole il nostro territorio. La ricerca SIU ha voluto mettere a punto indirizzi operativi e criteri di riferimento per dare seguito ad alcuni impegni sottoscritti nella convenzione : - identificazione dei paesaggi; - analisi dei caratteri di mutamento e conseguenti pressioni; - valutazione dei paesaggi identificati in base ai criteri di qualità; - definire gli obbiettivi di qualità paesaggistica. Si doveva inoltre tener conto dell' accordo Stato - Regione che individua gli ambiti di tutela del territorio in funzione del livello di integrità e rilevanza dei paesaggi accertati, articolando di conseguenza le azioni di conservazione e sviluppo sostenibile. Allo stato attuale si è giunti a questi risultati : 1-alla consapevolezza che tutto il territorio deve essere sottoposto alla disciplina del piano paesaggistico, non soltanto le aree di maggiore rilevanza. Occorre capire ed agire valorizzando le differenze non rivolgendo l' attenzione ai luoghi di eccellenza, ma anche verso i territori con valori diffusi ed ordinari, con valori visibili o latenti. 2-Non occorre stabilire le scale di valore ed in base a queste graduare le azioni, ma applicare progettualità diversificate, tramite le quali riconoscere gli elementi identitari del luogo. Non occorre
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Informazioni tesi

  Autore: Adele Marcello
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: università degli studi di Pescara
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Alberto Clementi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 29

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Parole chiave

alta murgia
contesti paesaggistici
distretto
infrastruttura
paesaggio
parco
risorse paesaggistiche
sostenibilità
tratturi
valori paesaggistici

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