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La potestà statutaria: il caso Calabria

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3 La stagione del riformismo statutario dovette ben presto cedere il passo ad una ripresa dell’iniziativa riformatrice dal centro. Gli stimoli alla modifica della forma di governo regionale si trovarono ad operare su tre diverse linee di forza. Queste, variamente combinate nei diversi progetti succedutisi nel decennio 1990-2000, non poterono non coincidere con i tre diversi livelli di regolazione visti in precedenza. I vari progetti, che poi sarebbero culminati nella legge cost. 1/1999, si articolavano in: - interventi sulla disciplina costituzionale della forma di governo volti a modificare il modello base di riferimento; - interventi diretti ad ampliare il raggio d’azione dell’autonomia statutaria ed a liberare l'iter formativo dello Statuto dalla legge statale di approvazione (lasciando la scelta della forma di governo alla Regione); - interventi sulla (e mediante) la legge statale, modificando il sistema d’elezione del Consiglio regionale, se non la stessa forma di governo. E’ facilmente intuibile, da quanto appena detto, che nel corso degli anni ’90 la questione della forma di governo regionale (che era stata complessivamente marginale all’interno della Costituente) acquisì un’importanza via via crescente. A fronte di una diffusa insoddisfazione sul rendimento del sistema regionale di governo, la Commissione Bicamerale 7 sulle questioni regionali fece registrare la presa di posizione di molti autorevoli costituzionalisti favorevoli alla riforma degli articoli 121 e seguenti della Carta 8 . 7 Allora presieduta da Augusto Barbera. 8 Questo accadde alla luce di due indagini conoscitive condotte sulla forma di governo fra il 1989 e il 1992.

Anteprima della Tesi di Alessandro Peca

Anteprima della tesi: La potestà statutaria: il caso Calabria, Pagina 3

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandro Peca Contatta »

Composta da 235 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.