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Biodiversità e biogeografia dei molluschi marini italiani: modelli di analisi a fini conservazionistici

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18 favorita la diversificazione di endemismi che durante le fasi di espansione avrebbero fornito linee evolutive aggiuntive (Ricklefs 1993). In generale si è ormai affermata una concezione “revisionista” delle foreste tropicali, secondo la quale questo bioma è in realtà estremamente dinamico (Hartshorn 1997). 5) Disturbo intermedio. Si pensa che in ecosistemi ad elevata produttività ed elevata stabilità il fenomeno dell’esclusione competitiva determini una diminuzione del numero di specie. Le stesse conseguenze si produrrebbero in caso di disturbo ambientale molto elevato che favorirebbe solo le poche specie resistenti. Si ritiene pertanto che il massimo della ricchezza specifica si abbia quando il livello di disturbo è tale da impedire l’esclusione competitiva ma non così alto da eliminare le specie più sensibili. Sembra che in certi casi, i dati sulle ricchezze specifiche delle barriere coralline, delle comunità marine bentoniche e degli alberi nelle foreste siano consistenti con questa ipotesi. Rimangono ancora prive di risposte definitive alcune domande essenziali sulla distribuzione della ricchezza specifica: La guerra chimica tra piante ed erbivori è un limite o un incentivo alla ricchezza specifica? E’ possibile che le complesse interazioni tra angiosperme ed impollinatori che fino ad oggi hanno incrementato la ricchezza specifica abbiano ormai raggiunto il culmine del loro potenziale? Più in generale: esistono limiti teorici al numero di specie? Ovvero: esistono limiti di saturazione per un determinato ecosistema o la frammentazione delle nicchie ecologiche può procedere indefinitamente? La ricerca delle risposte a quest’ultima domanda ha prodotto due scuole di pensiero: la teoria dell’equilibrio e la teoria storicista. La teoria dell’equilibrio, secondo Ricklefs, si rifà al concetto di limite alla similarità ecologica studiato da Hutchinson (1959) e sostiene che la diversificazione evolutiva è prevedibile sulla base di insiemi adeguati di misure riferite a determinati parametri ambientali fisici e biologici (Gould 1984). Il numero di specie viventi in una determinata zona sarebbe pertanto sostanzialmente svincolato dalla storia evolutiva pregressa. L’ideale seguito è quello di una scienza predittiva, “una sorta di fisica ecologica” (Gould) in cui la diversificazione evolutiva è considerata una risposta a condizioni ambientali misurabili esistenti in un preciso momento. Tali condizioni ambientali vanno considerate indipendenti dalle condizioni pregresse (Gould). Ne consegue che in ambienti con caratteristiche simili si trovino comunità simili. A questi principi si ispirarono gli importanti studi di MacArthur & Wilson (1967) sulla biogeogafia delle isole. Le ricerche di questi autori hanno fornito nuovi e potenti stimoli per l’analisi dei modelli di distribuzione e di evoluzione della biodiversità,
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Biodiversità e biogeografia dei molluschi marini italiani: modelli di analisi a fini conservazionistici

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Informazioni tesi

  Autore: Filippo Bassignani
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Biologia Animale
Anno: 2001
Docente/Relatore: Daniele Bedulli
Istituito da: Università degli Studi di Bologna
Dipartimento: Dip. di Biologia Evoluz. e Sperim.
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

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Parole chiave

biodiversità
biogeografia
macroecologia
malacofauna
biologia animale
protezione della biodiversità
biologia della conservazione
molluschi marini

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