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Déshabillé. Un'indagine sociosemiotica sull'abbigliamento domestico contemporaneo

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7 prima manifestazione di consumo di massa omogeneo, standardizzato, indifferente alle frontiere” 4 . Vale a dire che la massima centralizzazione della moda nella capitale parigina e allo stesso tempo la sua internazionalizzazione, in quanto seguita da persone di tutto il mondo, hanno fatto sì che la moda fosse meno influenzata da caratteri nazionali e fosse più omogenea nei vari Paesi. Questo aspetto, legato allo sviluppo della confezione industriale e, in seguito, alla diffusione sempre più capillare delle comunicazioni di massa e dei valori moderni, ha favorito “l'attenuazione delle differenze d'abbigliamento fra le classi e la diffusione delle toilettes di moda fra un numero sempre maggiore di persone di ogni strato sociale” 5 . La vera svolta in questo sviluppo verso la democratizzazione dell'abito si avrà all'inizio del Novecento, quando anche la mise femminile sarà sottoposta ad un processo di semplificazione. Il primo couturier a liberare la donna dalla costrizione del busto e ad accorciare le gonne fu Paul Poiret, nel 1910, il quale rimane tuttavia ancora legato ad una moda sfarzosa e sofisticata. La rivoluzione vera e propria si avrà negli anni Venti, grazie a stilisti quali Jean Patou e, soprattutto, Gabrielle Chanel. Entrambi rifiutano l'ostentazione del lusso, che giudicano di cattivo gusto, così come gli ornamenti eccessivi, in favore della linearità e della comodità. Questi sono gli anni in cui si diffonde e viene consacrato (con l'Esposizione internazionale delle Arti Decorative e industriali moderne, tenutasi a Parigi nel 1925) anche il movimento dell'Art Déco, che influenza la moda con le sue linee pure e le sue decorazioni sobrie. Chanel crea abiti femminili ispirandosi all'abbigliamento maschile (per questo il suo viene chiamato look alla garçonne), che evoca potere e libertà, oltre a quello sportivo e a quello da lavoro. Ciò che le interessa è vestire una donna attiva, con indumenti pratici, confortevoli e funzionali, in cui ci si deve sentire a proprio agio e, soprattutto, libere nei movimenti. Non più donne prigioniere dei loro abiti, dunque, ciò che attrae è ora il loro “corpo dall'incedere libero, che si vestiva senza bisogno di aiuto e si svestiva in un batter d'occhio” 6 . Per raggiungere questo scopo, Chanel, ad esempio, accorcia le gonne, elimina il punto vita, mantiene forme ampie e morbide, promuove l'utilizzo dei pantaloni per le 4 Lipovetsky, 1989, p. 74 5 Ibidem 6 Charles-Roux, 2002, p. 129
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Informazioni tesi

  Autore: Rita Gaddoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Sistemi e comunicazione della moda
  Relatore: Giampaolo Proni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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