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Déshabillé. Un'indagine sociosemiotica sull'abbigliamento domestico contemporaneo

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9 più formale di McCardell. Il tema dello sport è, infatti, oltre agli altri fattori culturali ed estetici già ricordati, uno degli aspetti che più hanno contribuito alla rivoluzione democratica dell'abbigliamento femminile. Già dalla fine dell'Ottocento si può assistere ad un proliferare di abiti sportivi e dagli anni Venti del Novecento se ne occupa assiduamente anche la Haute Couture. I già citati Chanelle e Patou, ad esempio, disegnano indumenti sportivi semplici ed essenziali e proprio Patou nel 1922 “organizza una prima sfilata di abbigliamento per lo sport e l'aria aperta e nel 1925 apre la boutique 'le Coin des Sports'” 9 . Si delinea dunque un nuovo ideale di bellezza, la cura del corpo, un fisico snello e atletico e il culto del tempo libero iniziano ad affermarsi come qualità importanti, favorendo la diffusione di quello che verrà chiamato sportswear, anche se per il momento rimane uno sportswear di classe. Bisogna infatti evidenziare che per il momento la moda sportiva “non era indossata per praticare sport, ma era composta da abiti informali, benché molto curati, indossati in quelle occasioni in cui la donna non doveva dimostrare la sua posizione sociale. Normalmente, una donna indossava abiti sportivi in casa, o quando si rilassava con altre donne del suo stesso rango sociale. Era, inoltre, l'unico modo accettabile in cui una donna potesse vestirsi in campagna” 10 . Perché lo sportswear diventi una moda di massa bisognerà aspettare il secondo dopo guerra e specialmente gli anni Cinquanta e Sessanta. Da segnalare, in questo periodo, l'affermazione del pigiama come indumento da notte anche per le donne. Nel frattempo, durante gli anni del secondo conflitto mondiale la discrezione e la praticità nel vestire sono non solo un piacere, ma diventano una vera e propria necessità. Difatti, è proibito qualsiasi spreco di tessuto, così i modelli si fanno semplici e lineari, senza fronzoli e i colori dominanti sono quelli scuri. In Italia questa verrà classificata come moda “d'emergenza”. Finita la guerra, il nostro Paese è economicamente in ginocchio. Poche donne italiane hanno un lavoro, mentre quasi tutte sono casalinghe e trascorrono la maggior parte del loro tempo fra le mura domestiche. Le famiglie hanno subito gravi perdite, spesso anche di tipo umano e gran parte di questi nuclei, o comunque della gente in genere, appartiene al ceto medio-basso, con evidenti caratteri della cultura contadina. L'elemento che in quell'epoca caratterizza la tipica tenuta da casa della donna appartenente 9 Lipovetsky, 1989, p. 77 10 McDowell, 2006a, p. 467
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Informazioni tesi

  Autore: Rita Gaddoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Sistemi e comunicazione della moda
  Relatore: Giampaolo Proni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

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