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Dal PCI al PDS. Il caso pavese

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6 „diverso‟, diversità che molta storiografia gli riconosce: centrale fu, in questa direzione, quella che venne definita la „svolta di Salerno‟, operata da Palmiro Togliatti, leader del partito, nell‟aprile del 1944. Togliatti disse che il PCI non inseguiva vie rivoluzionarie ma credeva nell‟affermarsi di una „democrazia progressiva‟, per il cui sviluppo in Italia serviva un governo di „unità nazionale‟. Considerato da molta storiografia un protagonista della democratizzazione del Paese – insieme agli altri due partiti maggiori, la Democrazia cristiana ed il Partito socialista – partecipò ai primi governi liberi: dai due governi Bonomi, al breve governo Parri, ai tre primi governi De Gasperi, fino all‟esclusione dal governo nel maggio 1947 11 . Abbandonata almeno ufficialmente la via rivoluzionaria, il PCI proseguì la propria lotta non rinunciando a quella „doppiezza‟ che sempre gli venne rimproverata, altalenando posizioni pseudo rivoluzionarie e filosovietiche 12 e difesa dei principi democratici 13 . Nessuno, nel 1980, sarebbe stato in grado di intuire che in un decennio l‟Unione Sovietica sarebbe implosa ed il mondo comunista si sarebbe frantumato 14 . Ma i segnali della crisi del comunismo già erano presenti: in parte fu troppo forte l‟identificazione ideologica con lo status quo dell‟URSS e la conseguente incapacità del comunismo a rispondere alle esigenze di un mondo in continua evoluzione; in parte si manifestò una crisi dell‟internazionalismo politico comunista, crisi già iniziata nel 1948 ad opera di Tito e resa poi palese negli anni ‟70 dalla posizione cinese e dalla teorizzazione europea dell‟eurocomunismo 15 . In questo clima maturò la decisione presa dai dirigenti del PCI, ed avallata dai suoi iscritti, di portare a termine l‟esperienza del comunismo italiano per approdare 11 Questa esclusione derivò in particolare dai legami internazionali dei partiti di governo. La DC, molto vicina agli Stati Uniti, non poteva continuare a portare avanti nei primi anni della Guerra Fredda un governo con forze politiche come il PCI e lo PSIUP, fortemente legate all‟Unione Sovietica. A. LEPRE, Storia della prima repubblica. L‟Italia dal 1943 al 2003, Bologna, il Mulino, 2004, pp. 82-83. 12 Tra gli altri, è Salvatore Sechi a sostenere che il PCI non fu solo una forza parlamentare ma mantenne sempre forti legami con Mosca e una natura rivoluzionaria, con addirittura una propria forza militare segreta definita „Gladio rossa‟. Si veda S. SECHI, Compagno cittadino. Il Pci tra via parlamentare e lotta armata, Soveria Mannelli, Rubettino, 2006. 13 Molta storiografia considera esempi dell‟abbandono della via rivoluzionaria da parte del PCI già la „svolta di Salerno‟ e l‟adesione ai primi governi postfascisti, e simbolo della difesa della Democrazia sia il „compromesso storico‟ che l‟adesione ai governi di „solidarietà nazionale‟. Tra gli altri, P. CARUSI, I partiti politici italiani dall‟Unità ad oggi, Città di Castello, Studium, 2001; S. COLARIZZI, Storia politica della Repubblica. Partiti, movimenti e istituzioni. 1943-2006, Roma, Laterza, 2007; P. IGNAZI, Dal PCI al PDS, Bologna, il Mulino, 1992; e i già citati LEPRE, Storia della prima Repubblica e SCOPPOLA, La repubblica dei partiti. 14 A. B. ULAM, Il crollo del comunismo, in “Nuova Storia Contemporanea”, a. II, n. 6, p. 5. 15 Ivi, pp. 5-7.
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Dal PCI al PDS. Il caso pavese

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Informazioni tesi

  Autore: Claudio Pasi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Pier Angelo Lombardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 244

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