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Gli accertamenti tecnici irripetibili nel processo penale

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5 dibattimento avrebbe comportato la perdita della fonte di prova, compromettendo l’esito di indagini e processo. Sono state così previste, sia in fase di redazione del nuovo codice, sia anche in momenti successivi, diverse norme che consentano l’assunzione anticipata della prova. La nostra attenzione si focalizza proprio su quest’ambito, in particolare su quegli accertamenti che implicano il ricorso a specifiche competenze tecniche 10 e che sono posti in essere nella fase investigativa in varie modalità, a seconda dei soggetti che vi fanno riferimento: dal pubblico ministero, dalla polizia giudiziaria, ma anche dalla difesa delle parti private 11 . 10 MONTAGNA, Accertamenti tecnici, cit., 51, in particolare chiarisce come «il riferimento è alle indagini tecniche, vale a dire quelle attività che richiedono l’ausilio di personale specializzato ed implicano operazioni di rilievo e descrizione degli eventi, cose o luoghi, ma che possono di per sé implicare anche un’attività di valutazione dei dati raccolti. Spesso di tratta di attività irripetibili che potranno fungere da prova in dibattimento. Eppure allo stato attuale della normativa, tali operazioni sono corredate da inadeguate garanzie, soprattutto se si pensa al valore probatorio che quegli atti potranno assumere. Le indagini scientifiche vanno regolamentate: tipicità e legalità sono in quest’ambito garanzia non soltanto per i diritti dei soggetti coinvolti, ma anche per l’affidabilità dell’intera ricostruzione del fatto». 11 I casi di maggiore interesse sono quelli previsti dagli artt. 354, 360, 392, 467 e 512 c.p.p., e dagli artt. 116- 117 disp. att. c.p.p. Vi è anche l’art. 391-decies c.p.p., frutto della Legge n. 397 del 7 dicembre 2000 sulle investigazioni difensive, che concerne gli atti irripetibili compiuti dal difensore o da consulenti tecnici da lui incaricati. L’art. 354 c.p.p. attiene all’attività della polizia giudiziaria e prevede che questa, se vi è pericolo che le cose, le tracce e i luoghi pertinenti al reato si alterino, si disperdano o, comunque, si modifichino, compia i necessari accertamenti e rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose, non solo quando il pubblico ministero non possa intervenire in modo tempestivo, ma anche quando non abbia ancora assunto la direzione delle indagini. Tale potere è conferito alla polizia giudiziaria (che può avvalersi di persone idonee qualora necessitino specifiche competenze tecniche) dalla particolare condizione delle cose, dei luoghi e delle tracce di reato, suscettibili di dispersione, alterazione e modificazione, assumendo l’attività di indagine un carattere di urgenza, come evidenziato anche dalla rubrica della norma. Gli artt. 360 e 392 lett. f), c.p.p., come si vedrà, si trovano in stretta relazione, e consentono l’esperimento di atti che, a causa della modificabilità del loro oggetto non possono essere rinviati al dibattimento. Nel primo caso si tratta di accertamenti compiuti su disposizione del pubblico ministero da consulenti tecnici da lui nominati e, pertanto, sono atti di parte. Tuttavia, considerata la destinazione e il valore di tali atti, il Legislatore ha previsto precise garanzie per l’indagato, ed ha concesso a quest’ultimo una sorta di “diritto di veto” all’accertamento tecnico irripetibile, con conseguente “deviazione” alla procedura dell’incidente probatorio di cui all’art. 392 lett. f), c.p.p. L’ art. 467 c.p.p., invece, richiama l’art. 392 c.p.p. e dispone l’assunzione di prove non rinviabili qualora, fra la data in cui è stato fissato il dibattimento e la data del dibattimento stesso, e quindi nella fase degli atti preliminari al dibattimento, si presentino le medesime esigenze che consentirebbero un incidente probatorio. In questo caso, però, si applica la procedura prevista per il dibattimento. Vi è poi l’art. 512 c.p.p. che, in effetti, più che ipotesi di assunzione anticipata della prova, consiste in un “ripescaggio” di atti ritenuti in fase di indagini preliminari ripetibili in dibattimento e compiuti nelle forme ordinarie, e che avrebbero costituito così mere fonti di prova. La norma prevede che, con la procedura della lettura in dibattimento, l’attività investigativa assuma valore di prova. Tale meccanismo è, tuttavia, consentito solo ad una precisa condizione: l’irripetibilità doveva essere non prevedibile al momento del compimento dell’atto e, pertanto, frutto di circostanze e fatti sopravvenuti e imprevedibili. Infine, gli artt. 116 e 117 disp. att. c.p.p., rimandano alla
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Informazioni tesi

  Autore: Beatrice Lucarelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giovanni Dean
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

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Parole chiave

accertamenti tecnici
accertamento
codice penale
codice procedura penale
difesa
irripetibilità
legislazione
perizia
polizia giudiziaria
processo
pubblico ministero
ripetibilità

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