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I diritti fondamentali nel processo comunitario

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Capitolo I 6 L’approccio alla costruzione comunitaria è un approccio funzionalista. Esso caratterizza anche i Trattati di Roma della Comunità europea dell'energia atomica (EURATOM) e della Comunità economica europea (CEE) 5 . Nello stesso contesto storico e geografico, pochi anni prima, era nato il Consiglio d’Europa 6 , con il compito specifico della salvaguardia e lo sviluppo della democrazia e dei diritti dell’uomo: uno dei primi atti adottati nel contesto di questa organizzazione è infatti la Convenzione europea di salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), firmata a Roma il 4 novembre 1950. Le finalità economiche della costruzione comunitaria avevano fatto ritenere come poco realistica la possibilità di una violazione di diritti fondamentali da parte dei poteri comunitari e quindi come non necessaria una “competenza” comunitaria. 7 La verità è che ad alcuni Stati, un’elencazione esaustiva dei diritti fondamentali appariva minacciosa, perché potenzialmente capace di espandere i poteri attribuiti alla nuova Comunità. Ed è accettabile che fosse così, che in un clima europeo già venato di scetticismo, gli Stati nazionali non volessero “rischiare di più”. 8 Bisogna però sottolineare la significativa presenza fin dall’inizio nel Trattato di disposizioni contenenti alcuni diritti fondamentali, evidentemente questi sì, considerati in pericolo rispetto al nuovo ordine giuridico: il diritto di non essere discriminati in ragione della nazionalità (art. 8 TCE) e del sesso (art. 119 TCE, che in realtà sancisce solo la parità di retribuzione per lo stesso lavoro, ma di cui la direttiva del Consiglio 5 Trattato EURATOM e CEE firmati a Roma il 25 marzo 1957 sono entrati in vigore il 1° gennaio 1958. 6 Tra gli Stati fondatori del Consiglio d’Europa (5 maggio 1949), oltre a Germania, Francia, Italia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi, vi erano anche Danimarca, Norvegia, Regno Unito e Svezia. I membri del Consiglio d’Europa sono oggi 43. 7 Nel senso che la Comunità non possiede come gli Stati una competenza globale e il suo ordinamento giuridico è solo o prevalentemente un mezzo di integrazione economica, vedi DUBOUIS, Le rôle de la Court de Justice des Communautée européen. Objet et portée de la protection, Rev. int. droit comparée, 1981, pag. 601 e in particolare pag. 609. Obbietta MANCINI polemicamente: ”Non è proprio il pericolo che l’economia rappresenta per la libertà degli uomini la maggiore scoperta del XX secolo?” in La tutela dei diritti dell’uomo: il ruolo della Corte di Giustizia delle Comunità Europee, Riv. trim. di dir. e proc. civ., 1989, pag. 3. 8 E’ noto infatti, e la storia degli Stati Uniti ce ne dà prova, che nell’enunciazione di diritti inviolabili c’è spesso una tendenza all’eterogenesi dei fini: dettati a tutela degli individui essi
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Informazioni tesi

  Autore: Fabiola De Ronzo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Lucia Serena Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

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Parole chiave

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corte di giustizia delle comunità europee
costituzione europea
diritti fondamentali
diritto al giudice
diritto comunitario dei diritti fondamentali
equo processo
giusto processo
processo comunitario
tribunale di primo grado delle comunità europee

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