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I percorsi del museo. Orientamenti della museografia demologica in Italia

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5 Resta dunque accertato che anche gli oggetti di fabbricazione e di uso popolare vanno considerati e valutati con criteri artistici. 8 Infatti gli anni trenta furono gli anni in cui l’oggetto popolare iniziò ad essere percepito come artistico: una sorta di tentativo di riscattarsi dal piano di subordine in cui le discipline demologiche, e i musei demologici, erano da sempre stati posti, rispetto all’«arte illustre» dell’«alta civiltà», per utilizzare espressioni di Toschi. 9 Come se, non potendo l’oggetto popolare affrancarsi dal complesso di inferiorità rispetto ai prodotti dell’arte e ai reperti dell’archeologia, che in Italia hanno sempre monopolizzato le attenzioni, avesse deciso di equipararsi in qualche modo ai suoi antagonisti. Fu un atteggiamento questo che sicuramente ebbe ripercussioni anche negli anni a venire, e che tuttora contribuisce alla non perfetta autonomia del patrimonio demoetnoantropologico, sia sul piano interpretativo, che di tutela e valorizzazione. Negli anni quaranta emerse una intuizione che conduceva nella direzione di trattare gli oggetti della cultura popolare, sia sul piano concettuale che su quello legislativo, in maniera distinta dagli oggetti d’arte colta: ai fini della tutela, i manufatti popolari dovevano essere considerati non sulla base di meri criteri estetici, ma alla luce della loro funzione e del ruolo di risposta ai bisogni dell’uomo. Fu tuttavia una eccezione rispetto al sentire generale. 10 L’alba dell’entrata in guerra dell’Italia incrementò le attività di esposizione, e le mostre assunsero sempre più palesemente toni propagandistici, ritenendo il governo fascista di poter risollevare gli animi e mantenere alta la fiducia degli italiani, attraverso la pantomima della mostra etnografica. Sin dal loro abbrivio le mostre etnografiche organizzate dall’Ond avevano come obiettivo la unificazione di tutti i materiali in un Museo del popolo italiano, che sarebbe dovuto sorgere a Roma, alla fine della guerra al fianco della Germania. Questi auspici furono ribaditi nel 1940, nel corso del Quarto Congresso nazionale di tradizioni popolari. Il progetto del Museo del popolo italiano, non decadde insieme al regime fascista: pur modificata nelle finalità propagandistiche, l’idea di accorpare i materiali nazionali più rilevanti, si concretizzò nel dopoguerra, quando a Roma vide la luce il 8 C. Arù, Un’arte che muore, un Museo che nasce, in «Lares», A. IV (1933), n. 1-2, p. 7-18. 9 P. Toschi, Il folklore, Roma, Univ. Studium, 1960, p. 165. 10 M. Tozzi Fontana, I musei della … , op. cit. , p. 38.
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I percorsi del museo. Orientamenti della museografia demologica in Italia

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Iuliano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Lello Mazzacane
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 218

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