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Il combustibile derivato dai rifiuti ed il suo utilizzo nell'industria del cemento

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Per fronteggiare questa situazione le autorità pubbliche si adoperarono puntando sulla pianificazione su scala regionale, con l’obiettivo di creare una capacità di smaltimento idonea a soddisfare le necessità dei comuni, per i rifiuti urbani, e delle industrie, per i rifiuti industriali. La pianificazione avrebbe dovuto regolare i mercati separati della raccolta e dello smaltimento, stabilendo prezzi e luoghi in cui i comuni e i produttori avrebbero potuto collocare i materiali da smaltire. Fu il Decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982, attuante anche la Direttiva quadro sui rifiuti 75/422/CEE, che istituì questo modello di pianificazione regionale. In esso erano contenuti principi ancora oggi validi come quello di promuovere, con l’osservanza di criteri di economicità ed efficienza, sistemi tendenti a riciclare, riutilizzare i rifiuti o recuperare da essi materiali ed energia, nonché quello di favorire sistemi tendenti a limitare la produzione dei rifiuti. L’applicazione di questi principi fu molto difficile, proprio perché in quel tempo mancava chiarezza anche nella stessa definizione di rifiuto, infatti, per rifiuto si intendeva qualunque oggetto abbandonato o destinato all’abbandono. Esisteva pertanto un criterio soggettivo, l’abbandono, e un criterio oggettivo, l’essere destinato all’abbandono. Ma non era affatto chiaro quando si potesse intendere che un oggetto o una sostanza fosse destinata all’abbandono. Solo a partire dalla fine degli anni ‘80, con la Legge 475 del 1988, che prevedeva disposizioni per l’attuazione del Dpr. n. 915, si ha l’introduzione del concetto di materie prime seconde, di recupero e di riutilizzo, e si è ottenuta una maggiore chiarezza, seppur non definitiva. La situazione però non si risolse, la pianificazione proseguì a rilento con un’emergenza rifiuti sempre più marcata, a cui le regioni cercarono di porre fine ricorrendo a provvedimenti estemporanei come ordinanze, soluzioni transitorie, autorizzazioni temporanee, facendo così la fortuna dei detentori degli impianti esistenti, i quali poterono speculare avvalendosi di una vera e propria rendita di scarsità. Sul piano tecnico, la logica basata sul trattamento “end of pipe” iniziò ad essere messa in discussione, non solo per la sua inefficacia nel risolvere i problemi ambientali, ma anche per la difficoltà di accettazione degli impianti da parte delle comunità locali e per gli elevati costi economici che queste soluzioni comportavano. Si delineò quindi una situazione in cui più del 90% dei rifiuti finiva in discarica con un livello di recupero del 5-6% ed uno scarso utilizzo di metodi di smaltimento alternativi. 4 Nella seguente Tabella 1.1 è possibile notare i quantitativi di rifiuti urbani prodotti in Italia dal 1990 fino al 2006, espressi in tonnellate, 4 Fonte ( Massarutto A., febbraio 2008, “I rifiuti vanno gestiti, non rimossi”, Consumatori, diritti e mercato - www.altroconsumo.it) 10
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Il combustibile derivato dai rifiuti ed il suo utilizzo nell'industria del cemento

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Graffi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Antonio Massarutto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 245

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