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Il curatore fallimentare e la revocatoria delle rimesse in conto corrente

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2 liquidare, a diagnosticare, a relazionare, a consigliare, ad inserirsi tra processo e patrimonio del debitore oggetto del processo, tra debitore e creditore, tra processo e terzi, in posizione di ausiliario del giudice, elevato al rango di organo del processo” 3 . Spesso si tende a sminuire la funzione che il curatore esercita nell’ambito della procedura, affermando semplicemente che il suo compito è quello di amministrare il patrimonio del fallito. Tuttavia tale affermazione è alquanto riduttiva e banale, sia perché il curatore è amministratore del patrimonio diretto dal giudice delegato, sia perché l’amministrazione del patrimonio costituisce solo un aspetto del complesso di attività svolte da tale organo concorsuale. Oltre all’attività amministrativa, nella quale peraltro si inserisce un’attività negoziale, il curatore svolge, infatti, un’attività processuale, ausiliaria a quelle svolte dal giudice delegato. Quanto all’attività amministrativa, si è soliti operare una quadripartizione 4 degli atti amministrativi che rientrano nel potere del curatore. Tale classificazione emerge dall’insieme di norme della legge fallimentare che disciplinano la figura del curatore, quale organo del fallimento. In particolare ci si riferisce all’art. 31 che, come è noto, attribuisce al curatore l’amministrazione del patrimonio fallimentare sotto la direzione del giudice delegato (il compimento degli atti di ordinaria amministrazione rientra nell’autonomo potere del curatore il quale può decidere di compierli senza bisogno di alcuna autorizzazione); all’art. 25 sia nella parte in cui dispone che al giudice delegato spetta la direzione dell’operazione di fallimento e la vigilanza sull’opera del curatore, sia nella parte in cui prevede che quest’ultimo debba munirsi dell’autorizzazione del medesimo organo per stare in giudizio, in luogo del fallito, per le controversie relative ai rapporti di diritto patrimoniale compresi nel fallimento (ad es. recupero di crediti del fallito) e per compiere atti di straordinaria amministrazione; all’art. 35, che impone al curatore di richiedere rispettivamente al giudice delegato e al tribunale l’autorizzazione per il compimento di atti di importanza particolare o per atti il cui valore è indeterminato o superiore alle lire 200000; agli artt. 36 e 26 che disciplinano, il primo i reclami contro gli atti del curatore e il secondo quelli del giudice delegato; agli artt. 37 e 38 che regolano rispettivamente la revoca e la responsabilità del curatore; agli artt. 42 e 43 che prevedono, l’uno, il cosiddetto “spossessamento del fallito”, l’altro, il potere del curatore a stare in giudizio in luogo del fallito, anche nelle controversie in corso al momento della dichiarazione di fallimento. Uguale condizione giuridica spetta ai beni che pervengono al fallito durante il fallimento, ad esempio per eredità, per crediti che il curatore ha ricuperato, ecc. (art. 44 l. fall). L’attività amministrativa, che si estrinseca nell’apprensione e custodia, nella conservazione e nella liquidazione dei beni che costituiscono la massa attiva 3 P. PAJARDI, Il curatore, p. 17; ID., Manuale di diritto fallimentare, Milano, 2002, p.186; G. LO CASCIO, Il fallimento e le altre procedure concorsuali, Milano, 1998, p. 117, il quale evidenzia che “l’interpretazione giurisprudenziale ci ha offerto una vasta casistica dell’attività del curatore, ponendo in luce che egli è rappresentante esterno del fallimento, riferisce su tutte le notizie utili alla gestione e promuove i provvedimenti del giudice delegato. E’ il responsabile dell’intera conduzione della procedura e dei risultati cui essa è destinata”. In giurisprudenza v. Trib. di Milano, 20 maggio 1985, in Il fall., 1985, p. 977, secondo il quale “il curatore è chiamato a collaborare con gli altri organi della procedura e a fornire loro le informazioni più tempestive e più complete sullo stato del fallimento, per rendere effettiva la possibilità di esercizio dei poteri del giudice delegato.”; Cass., 25 febbraio 1975, n. 738, in Dir. fall., 1975, II, p. 686, che sottolinea la qualità di ausiliario della giustizia del curatore “con potere - dovere di indagare e riferire, proporre e realizzare, anche se manca di potere decisionale” che spetta al giudice delegato e al tribunale fallimentare. 4 G. CASELLI, op. cit., p. 151; P. PAJARDI, Codice del fallimento, sub. art. 31, § 2, Milano, 2001.
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Il curatore fallimentare e la revocatoria delle rimesse in conto corrente

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Informazioni tesi

  Autore: Daniela Fodde
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Gabriele Racugno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

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Parole chiave

banche
curatore fallimentare
fallimento
rimesse bancarie

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