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Il curatore fallimentare e la revocatoria delle rimesse in conto corrente

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3 fallimentare, è strumentale all’attività processuale, mentre quest’ultima è istituzionale: “il curatore è innanzitutto organo del processo a tutte le fasi del quale partecipa con una funzione insopprimibile ed essenziale” 5 . Il giudice delegato ben poco potrebbe fare senza l’ausilio del curatore, organo che, nella sua qualità di rappresentate esterno dell’ufficio fallimentare, consente al giudice delegato di conoscere e valutare la realtà economica dell’impresa fallita e lo mette in condizione di esercitare il suo potere volitivo nella direzione del processo del fallimento. D’altra parte, se è vero che il curatore nell’ambito della procedura esercita un’attività di proposta, di suggerimento, di consulenza nel rapporto col giudice delegato, è altrettanto vero che è il giudice delegato che, nell’ambito dei poteri di direzione attribuitegli dall’art. 25 l. fall, decide e dispone. Il giudice delegato è il centro deliberatore e propulsore del processo di fallimento e tutte le attività attribuite al curatore vengono svolte sotto la sua direzione, ai sensi dell’art. 31 l. fall. E’ importante soffermarsi sull’espressione “vengono svolte sotto la sua direzione” in quanto essa è stata talvolta interpretata in termini restrittivi tanto da relegare il curatore al ruolo di “mero esecutore di ordini”, privo cioè di ogni potere di decisione e posto comunque in una posizione gerarchicamente subordinata rispetto agli altri organi della procedura. Questa posizione è vero che gli conferisce poteri decisionali, ma limitatamente agli atti di ordinaria amministrazione e, peraltro, in un ambito che è lasciato alla discrezionalità del giudice delegato o, se del caso, del tribunale 6 . Tuttavia gli orientamenti sopra esposti non sono condivisibili, infatti il rapporto tra giudice delegato e curatore non può configurarsi come rapporto di subordinazione. Non c’è dubbio sul fatto che se il giudice delegato è il direttore della procedura e il curatore amministra il patrimonio sotto la sua direzione, quest’ultimo non possa avere autonomi e illimitati poteri decisori e deliberativi, ma ciò non significa che, al pari del comune amministratore, non abbia poteri d’iniziativa. Del resto, non bisogna confondere i termini “direttore” e “direzione” con quelli di “comandante” e “comando”: i primi sottintendono proprio “un’attività di indirizzo che lascia un margine di discrezionalità e di autonomia di decisione del soggetto indirizzato”. 7 Non deve trarre in inganno il fatto che, ai sensi dell’art. 25 l. fall, il curatore, per compiere atti di straordinaria amministrazione e per stare in giudizio 8 , debba essere autorizzato dal giudice delegato (art. 25 l. fall.). 5 P. PAJARDI, Manuale, op. cit., p. 191 secondo il quale “è’ soprattutto nel procedimento di accertamento dei crediti che si esplica la figura del curatore quale organo del processo, ma ancora nell’omologazione del concordato, nell’estensione del fallimento e in genere nella partecipazione a tutti i procedimenti interinali e parentetici inerenti la procedura”. 6 G. CASELLI, op. cit., p. 215. 7 G. CASELLI, op. cit., p. 216; A. BONSIGNORI, Diritto fallimentare, Torino, 1992, p. 98, il quale sottolinea che “il curatore fallimentare non è un semplice esecutore di ordini del giudice delegato ed del tribunale, ma svolge un’autonoma funzione di amministrazione del patrimonio del fallito, oltre a quelle di ausilio alle funzioni degli organi giurisdizionali fallimentari”. 8 P. PAJARDI, Il curatore, op. cit., p 21, il quale, a proposito del provvedimento autorizzativo emesso dal giudice delegato, evidenzia come sia opinione prevalente che non si tratti di una vera e propria autorizzazione quanto piuttosto di un ordine impartito dal giudice delegato o dal tribunale che vincola il destinatario a tenere un certo comportamento processuale e gestorio; tanto è vero che “nessuno dubita che, concessa la cosiddetta autorizzazione e non utilizzata, il curatore vada revocato e cada in responsabilità appunto per trasgressione di un provvedimento che lo vincolava ad un certo comportamento”.
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Il curatore fallimentare e la revocatoria delle rimesse in conto corrente

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Informazioni tesi

  Autore: Daniela Fodde
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Gabriele Racugno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

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Parole chiave

banche
curatore fallimentare
fallimento
rimesse bancarie

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