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Il disturbo da deficit d'attenzione/iperattività: analisi della letteratura

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12 studiosi iniziarono a indicare i bambini con tali problemi come affetti da “Disfunzione Cerebrale Minima”, incappando però in un fondamentale errore logico (Di Pietro, Bassi e Filoramo, 2001). Infatti, tale espressione non tiene conto delle distinzioni che esistono tra fenomeni biologici e psicologici, per cui “non ci sono dati che indichino che cervello e sistema nervoso siano i loci del funzionamento mentale” (Perini e Bijou, 1993). Negli ultimi anni tale termine è caduto in disuso come entità clinica e neuropsicologica, e si preferisce usare categorie nosografiche che trascurano i criteri patogenetici concentrandosi sulle descrizioni fenomenologiche (Sechi, 1995). La prima etichetta diagnostica del disturbo apparve sul DSM-2, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (APA, 1968) sviluppato e usato dagli psichiatri e psicologi americani, e suonava come “Reazione ipercinetica” a testimonianza del modo in cui era concepito il problema: il sintomo fondamentale della sindrome si pensava fosse l’iperattività, cioè l’eccesso di movimento (Cornoldi et al., 2001). Nella successiva edizione del DSM, il DSM-3, venne inserita una sezione specificamente dedicata ai disturbi infantili, “Disturbi Solitamente Diagnosticati per la Prima Volta Durante l’Infanzia e l’Adolescenza”, e l’ADHD assunse la nomenclatura attuale “Disturbo da Deficit dell’Attenzione (ADD) ”, in quanto le acquisizioni della ricerca avevano portato evidenze a favore di uno spostamento dell’interesse dai sintomi comportamentali a quelli cognitivi (Fedeli, 2003). Con la pubblicazione del DSM-3-R non si riscontrarono mutamenti sostanziali nella definizione diagnostica, e l’ADHD divenne il disturbo infantile più studiato al mondo, con oltre 6000 interventi compresi articoli scientifici, saggi e manuali (Cornoldi et al., 2001).
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Il disturbo da deficit d'attenzione/iperattività: analisi della letteratura

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Informazioni tesi

  Autore: Monica Delbue
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Marina Pinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 141

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