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Il disturbo da uso di sostanze in adolescenza: lettura e prevenzione alla luce della teoria dell'attaccamento

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5 IL DISTURBO DA USO DI SOSTANZE IN ADOLESCENZA Il disturbo da uso di sostanze risulta essere un fenomeno in aumento negli ultimi anni; leggendo le statistiche svolte in ambito europeo, un numero sempre più elevato di individui sembra far uso di sostanze psicoattive (Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, 2017). Trattare questo disturbo porta inevitabilmente a parlare e a soffermarsi sulla fase evolutiva adolescenziale, in quanto gran parte delle condotte dipendenti insorgono e si stabiliscono in questo specifico periodo dell’arco della vita (Sava & La Rosa, 2002); anche negli adulti che manifestano questo disturbo sembra esserci un blocco dello sviluppo nella fase adolescenziale, i cui specifici compiti di sviluppo essi non sembrano averli superati e affrontati (ibidem). Di seguito riporterò la classificazione delle sostanze prendendo come riferimento l’ultima edizione del DSM (A.P.A, 2014) focalizzandomi sui loro effetti, per poi definire la tossicodipendenza come disturbo da uso di sostanze. Nel secondo paragrafo, mi soffermerò sull'adolescenza, analizzando i compiti di sviluppo propri di questa fase della vita e come essa rappresenti un'età di primo approccio e contatto con le sostanze, il cui uso viene visto come un comportamento a rischio. Analizzerò, infine, i fattori di rischio e di protezione che sono stati evidenziati dalla letteratura rispetto al disturbo da uso di sostanze. 1.1 Classificazione delle sostanze secondo il DSM-5 Il DSM-5 (A.P.A, 2014), la quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, riporta 10 categorie distinte di sostanze: 1) alcol; 2) cannabis; 3) allucinogeni; 4) caffeina; 5) inalanti; 6) oppiacei; 7) ipnotici, ansiolitici o sedativi; 8) stimolanti; 9) tabacco; 10) altre (o sconosciute) sostanze. La classificazione delle sostanze come proposta dal DSM-5 risulta essere importante per una sistematizzazione degli interventi di prevenzione e delle terapie utili per gli operatori ed i professionisti che si occupano del fenomeno (Passini, 2016). Di seguito specificherò brevemente le caratteristiche di queste sostanze ed i loro effetti. L’alcol. La molecola presente in tutte le bevande alcoliche è l’etanolo (o alcol etilico) che è un liquido incolore, volatile, estremamente infiammabile e solubile. Gli effetti a breve termine sono: maggiore euforia, perdita dei freni inibitori, perdita dell’equilibrio, difficoltà motorie, nausea e confusione (Canu, 2013). L’alcol assunto in piccole dosi ha la capacità di ridurre la memoria, la concentrazione e l’ansia provocando una sensazione di leggera euforia e di rilassamento. Dosi elevate, invece, inibiscono l’autocontrollo ed il senso critico,
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Informazioni tesi

  Autore: Giada Alberti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Pontificia Università Salesiana
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Massimo Vasale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

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