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Il principio di non contestazione: genesi, disciplina e potenzialità semplificatorie nell'ottica del nuovo art. 115 c.p.c.

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Introduzione 14 legislatore, con il nuovo art. 115 c.p.c., pare avere più abbozzato che compiutamente predisposto. In particolare, le nervature lasciate scoperte dalla riforma del 2009 riguardano la circostanza che il legislatore, nell’introdurre un onere destinato a gravare in misura non trascurabile in capo alle parti del procedimento, non vi abbia tuttavia associato né eventuali preclusioni cui soggiace l’esercizio del medesimo, né puntuali conseguenze processuali scaturenti a seguito della sua inosservanza. Molto discusse sono infatti le problematiche connesse alle pretese irreversibilità, da un lato, e vincolatività, dall’altro, della non contestazione: con tali locuzioni si allude, nel primo caso, alla asserita impossibilità della parte di contestare successivamente (ma successivamente rispetto a quale termine? V. cap. II, § 3.1.) i fatti provenienti ex adverso in relazione ai quali inizialmente non si era espressa e, nel secondo caso, alla assai dibattuta inammissibilità, per il giudice, di fondare il proprio convincimento disattendendo gli esiti risultanti dalla non contestazione laddove, ad esempio, egli non sia intimamente convinto della fondatezza dei fatti allegati da una parte, seppur non contestati dall’altra. A tal proposito si osserva che, qualora si negasse al giudice la possibilità di opinare diversamente e fondare di conseguenza il proprio convincimento, che non si dimentichi, il nostro ordinamento processualcivilistico consacra come libero all’art. 116 c.p.c. 13 , in maniera indipendente e, se del caso, anche in contrasto rispetto a quanto risulta a seguito di non contestazione, l’effetto che irrimediabilmente ne scaturirebbe, da più parti denunciato, sarebbe quello di ‘legare le mani al giudice’, precludendo a costui la possibilità di mettere in discussione gli esiti di un accertamento soltanto ‘fittizio’, quale quello basato sulla non contestazione. 13 A ben vedere la disposizione richiamata si limita a sancire il principio di ordine generale per il quale il giudice valuta le prove secondo il proprio prudente apprezzamento; ciononostante, nessuno dubita che dietro tale formulazione – più blanda rispetto a quella adottata da altri ordinamenti europei (il § 286 ZPO espressamente menziona il libero convincimento del giudice) – il legislatore del codice di rito abbia voluto consacrare la piena discrezionalità del giudice nel valutare il materiale probatorio raccolto nel corso dell’istruttoria del procedimento, potendo vincolarlo, da questo punto di vista, solo in quei limitati e tassativi casi ove la valutazione di un dato elemento di prova viene sottratta al prudente apprezzamento del giudice poiché predeterminata, a monte, dal legislatore stesso, al punto che si parla di prove c.d. legali. Ciò non è privo di rilevanza con riferimento al tema della non contestazione, dal momento che essa, come il presente lavoro si prefigge di dimostrare, assume rilevanza sul piano prettamente istruttorio.
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Informazioni tesi

  Autore: Rossella Casillo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Andrea  GRAZIOSI
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 238

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