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Il ruolo dell'impresa terminalista nell'ambito delle realtà portuali nazionali

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6 1. CENNI STORICI 1.1 Breve cronistoria delle fonti del diritto marittimo e della navigazione La storia del commercio marittimo e della navigazione può essere ricostruita sulla base di quelle che sono generalmente le fonti della relativa disciplina. I primi popoli commercianti e navigatori (fenici, egiziani, babilonesi, cartaginesi) non hanno tramandato alcuna legge scritta, affidando in via quasi esclusiva le loro gesta alla consuetudine ed alla pratica. Così gli istituti di diritto medievali, ed i primi codici di mare moderni derivano dai principi fondamentali del diritto marittimo, sanciti nelle leggi rodiane e romane. In particolare, la prima raccolta di leggi e usi marittimi è la Lex Rhodia de Jactu1, i cui mirabili principi sono stati essenzialmente mantenuti e riprodotti dai legislatori posteriori, i quali ne hanno variato le modalità e la forma, ma non la sostanza. Secondo un rescritto contenuto nel Digesto2, la legge rodia “de rebus nautis” funge da ago della bilancia nelle controversie di diritto marittimo, già dai tempi dell’imperatore Antonino Pio (131 – 186 d.C.). Dopo la morte di Carlo Magno, l’asprezza del sistema feudale e le Crociate hanno contribuito ad una feconda espansione marittima, i cui frutti normativi – Ruoli di Oléron e Regolamenti di Wisby su tutti – sono tutt’ora al centro di numerose contese circa la rispettiva paternità. Degno di una menzione più estesa è il Consolato del mare, un “codice” di 294 capitoli che ha il merito di aver posto regole fisse, univoche e condivise, in un antico sistema intrinsecamente caratterizzato dalle incertezze e dagli abusi. Per quanto divergano le opinioni sulla sua 1 È il nome tradizionale che in diritto romano aveva la norma consuetudinaria che regolava il concorso tra tutti i proprietari delle merci e della nave, per ristorare il danno del proprietario delle merci buttate dalla nave, allo scopo di alleggerirla durante qualche circostanza perigliosa, per la salvezza comune. Di tale concorso era partecipe anche il proprietario della nave, che contribuiva al “getto in mare” per la sua porzione, non facendosi riferimento alcuno al valore della nave o del nolo. Il principio qui esposto venne abbandonato dalle istituzioni medioevali e dai Codici marittimi moderni, per essere poi ripreso e consacrato dalle contemporanee Regole di New York ed Anversa del 1890, uno dei primi tentativi di legislazione marittima uniforme. 2 Titolo II, Libro IV
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Il ruolo dell'impresa terminalista nell'ambito delle realtà portuali nazionali

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Informazioni tesi

  Autore: Mattia Cornazzani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alessandra Romagnoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 150

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Parole chiave

autorità portuale
imposta valore aggiunto
legge 84/94
operatore terminalista
sentenza porto di genova 1

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