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Istituzione penitenziaria e organizzazione: il ruolo delle risorse umane nelle interazioni con i detenuti

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9 ƒ istituzioni che proteggono la società da ciò che si rivela un pericolo intenzionale nei suoi confronti: prigioni, penitenziari, campi per prigionieri di guerra, campi di concentramento; ƒ istituzioni create allo scopo di svolgervi attività che trovano la loro giustificazione sul piano strumentale: furerie militari, navi, collegi, campi di lavoro, piantagioni coloniali e grandi fattorie; ƒ organizzazioni definite come “staccate dal mondo” che hanno la funzione di luoghi di preparazione per religiosi: abbazie, monasteri, conventi, chiostri. Il mondo dell’internato si caratterizza per diversi gradi di riduzione del sé. Il primo di questi è segnato dalla barriera che le istituzioni totali erigono tra l’internato e il mondo esterno; una sorta di “morte civile” come la definisce l’autore, ove qualsiasi tipo di diritto è delegato ad altri. Già la stessa ammissione all’interno dell’istituzione spoglia l’individuo dal proprio sé; questi è costretto ad abbandonare il suo aspetto abituale e gli strumenti per conservarlo. Si tratta di una vera e propria “mutilazione personale”. Per paradosso, mentre l’istituzione totale sopprime le “differenze valide” nel mondo esterno, può risultare democratica nell’assicurare all’internato che non sarà trattato diversamente dagli altri, concedendo quindi una fonte d’aiuto oltre che di privazione. Il meccanismo di riduzione del sé è rintracciabile nella perdita del proprio nome (in alcune istituzioni totali è cambiato per sancire l’effettivo distacco col mondo esterno), ma non di meno nell’imposizione di perquisizioni personali o del proprio letto. Si tratta di una serie di contaminazioni della propria identità 2 che lo stesso stare a contatto con gruppi d’età differenti o etnie differenti, può acuire. “Lo schema interpretativo delle istituzioni totali incomincia ad agire, automaticamente, al momento dell’entrata dell’internato, in quanto lo staff sa che l’internamento di un individuo è, prima facie, l’evidenza del suo essere il tipo di persona per il cui trattamento l’istituzione è stata creata. Il prigioniero politico deve essere un traditore; il detenuto comune deve aver infranto la legge; il ricoverato in un ospedale psichiatrico deve essere malato [...]. Il problema dello staff è qui quello di trovare un crimine che sia adatto alla punizione e ricostruire la natura dell’internato per adattarla al crimine” (Goffman,2001:112,113). Per ottenere questo risultato, l’istituzione, ci dicono Aldo Ricci e Giulio Salierno 3 , ha una strategia precisa: spersonalizzare il detenuto, fargli salire una scala graduale di alienazione, renderlo disponibile per l’assimilazione definitiva delle strutture del carcere. Si tratta di una strategia che scatta al momento stesso dell’ingresso in prigione e viene modulata da un iter che sancisce, come del resto l’ingresso in tutte le istituzioni totali, una graduale perdita di autonomia e di individualità: ƒ L’ingresso in carcere. “Le procedure di ammissione potrebbero meglio essere definite come un’azione di ‹smussamento› o una ‹programmazione›, dato che in seguito ad un tale procedimento, il nuovo arrivato si lascia plasmare e codificare in un oggetto che può essere dato in pasto al meccanismo amministrativo della istituzione, per essere lavorato e smussato dalle azioni di routine” (Goffman, 2001); ƒ Traduzione in carcere. 2 Goffman le definisce “esposizioni contaminanti” dovute alla soppressione della privacy ed all’imposizione di condizioni ambientali sfavorevoli e pertanto fonte di malessere. Questo perché: ƒ tutte le espressioni della vita si svolgono nello stesso luogo e sotto il controllo della stessa autorità; ƒ ogni fase delle attività giornaliere dei singoli si svolgono in mezzo a tanti altri soggetti che sono trattati nella stessa maniera e a cui si richiede di fare la medesima cosa; ƒ tutte le fasi sono strettamente correlate e calcolate nel tempo in modo irreggimentato. 3 Aldo Ricci, laureato in sociologia ha scritto questa ricerca sociologica sulla violenza penale, Il carcere in Italia, verso la fine degli anni sessanta, con Giulio Salierno che ha provato di persona i rigori del carcere. Qui, i meccanismi più segreti del sistema penitenziario vengono ampiamente svelati dalle testimonianze dei diretti interessati: detenuti, agenti di custodia, dirigenti, magistrati, funzionari del ministero di grazia e giustizia.
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Istituzione penitenziaria e organizzazione: il ruolo delle risorse umane nelle interazioni con i detenuti

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Informazioni tesi

  Autore: Tiziana Pentassuglia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Fabrizio Battistelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 275

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