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L'Amministrazione Coloniale Italiana in Addis Abeba 1936 - 1941

Daniele Tugnoli

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The ITALIAN COLONIAL ADMINISTRATION IN ADDIS ABABA 1936 – 1941.

The legacy:

The lack of public discussion on responsibility and on imperial ambitions, is leaving Italy less prepared than others european countries (which for some time have had serious second thoughts about their colonial responsibilities) to cope with the new memory returns due mainly to the growing flows of migrants (coming also from former colonies), which since the late 1980s arrive in Europe as refugees and victims of failed processes of democratization and industrialization.
Italy is less prepared to deal with this problem as the past silences and removals have resulted in a lack of decolonisation of the memory and of our exchange with the "african otherness", that is unfortunately still permeated by cliches and attitudes reminiscent of those touted by the fascist government in the “thirties”, and that still nowadays are causing a deep division and a fracture in the italian society.

Only by learning from her own mistakes, and the first step in doing so is to admit them, Italy can hope to share a common horizon with these people who inevitably will be part of tomorrow's society. The old italian saying "wife and oxen from your countries", loses over time increasingly mordant ... the european society of the future will be unmistakably composite, multicultural and cosmopolitan.

Synthetic Summary:

The objective of this thesis is to attempt to reflect on our colonial memory and try to highlight the salient traits of the fascist rule in East Africa, making particular reference to the ethiopian capital, during the five years of the Empire.
The first chapter, concerning the historical chronology, describes events happened within the Badoglio’s arrival in Addis Ababa, after Haile Selassie’s escape, and the Negus return five years later.
The second chapter, searches to highlight the administrative structure took in place by the Italians, in order to govern the colony.
The third chapter analyzes the colony and society that lived in it: expectations, public works and plans for the imperial capital; it also illustrates the projects aimed to the exploitation of the territory, the rural colonization, and shows the lives of italian farmers in East Africa.
The fourth chapter is devoted to the racial policies carried out by the fascist regime in its colonies. It argues about the causes that prompted the fascist authorities to implement laws... and about the reasons that led a number of italians to break them. It shows and analyzes the phenomenon of "the madamato" (temporary wife).
The fifth chapter, after a brief mention on the Amhara expansion by the late 19th century, deals with the relationships set by the italian colonial authorities with the main native components, Oromo, Amhara and Muslims.
The sixth chapter opens a debate on the collective memories, both italian and ethiopian, and reflects on the nature and the causes of sel-facquittals and oblivions,that had always concerned our italian colonial heritage.
The seventh chapter looks out at the military use of aggressive chemicals, completed during the campaign of conquest and during subsequent colonial police operations.
The thesis concludes with general considerations and personal reflections.


PRESENTAZIONE DELLA TESI DI LAUREA.

Ho inteso redigere la tesi di laurea sul colonialismo italiano, e nella fattispecie, sulla dominazione fascista in Addis Abeba, per molteplici motivi.

Lasciando da parte il fatto che sono il padre di una bambina etiope, e che quindi sono motivato a cercare di capire come la mia piccola si potrà relazionare in futuro all’interno di una società come la nostra, che conserva ancora eredità coloniali; ho inteso approfondire l’argomento e ricercare bibliografia, spinto dai silenzi che ancora gravitano intorno all’impresa coloniale fascista in Africa, che aveva il fine di dominare, dipingendola come "primitiva" e "barbara", una civiltà talmente antica da risalire a tempi biblici… una impresa condotta in un periodo nel quale le altre potenze coloniali liberali venivano a patti con le avanguardie dei movimenti nazionalisti nelle loro colonie, ed in un arco di tempo in cui osservatori attenti avrebbero potuto percepire i prodromi di quelle che furono le successive istanze verso la decolonizzazione. In tale periodo l’Italia fascista portava a termine in Africa una guerra di conquista contro un'altro Stato sovrano, che stava venendo traghettato da una mente illuminata (Haile Selassie) dal medioevo alla modernità. Questo fatto ha sancito inoltre l’impunità verso quei dittatori che si annettevano Stati indipendenti ed ha condotto successivamente fino al baratro della Seconda Guerra Mondiale.

Oggi questa tematica è ripresa solo episodicamente dai mass media e manca in aggiunta un fecondo dibattito che fornisca alla nostra società, soprattutto ai giovani, gli strumenti per approfondire gli errori passati e cercare da questi di evincere chiavi di lettura per risolvere le sfide che il futuro ci riserva.

Un fecondo approfondimento delle nostre responsabilità coloniali ci può aiutare ad interpretare sotto un differente punto di vista problemi di scottante attualità; quali l’intolleranza verso la crescente immigrazione extracomunitaria, fenomeno connotato da peculiarità razziste ereditate anche dal colonialismo, e situazioni politiche internazionali come la crisi Irakena, dove uno Stato continua a mandare uomini a combattere ed a morire per una guerra da tempo dichiarata conclusa e vinta… proprio come successe all’Italia nel 1936.

Il colonialismo italiano degli anni trenta e la guerra d’Etiopia non furono condotti solamente in Africa; anche nella penisola il regime da tempo, almeno fino dal dicembre 1934 (all’epoca dell’incidente di Ual Ual tra truppe etiopiche ed italiane), aveva lanciato una campagna mediatica massiva, intesa a ricercare il consenso in tutti gli strati della società. Bisogna riconoscere che tutte le potenze europee ricercarono prima delle loro imprese coloniali un certo grado di adesione all’interno della propria opinione pubblica, ma tale consenso rimase sempre limitato e non paragonabile all'imponente sforzo mediatico condotto dal regime nei confronti dell’impresa etiopica… operazione che ricorda le massicce campagne propagandistiche intraprese dai belligeranti all’epoca della Grande Guerra.

La guerra fascista all’Etiopia fu quindi una guerra di massa, nazionale, radicale e totalitaria come il regime che l’aveva partorita, la quale coinvolgeva tutte le persone; dall’esercito metropolitano di coscritti, fino ai sacrifici delle massaie innanzi alle sanzioni imposte dalla Società Delle Nazioni. Essa era pure una guerra contro la stessa Società Delle Nazioni ed i meccanismi della diplomazia internazionale. Il nemico Etiope veniva rappresentato come "primitivo" e "barbaro" e veniva spogliato di qualsiasi componente di umanità e modernità, relegandolo al ruolo di sub-umano. L’italiano era innalzato al contrario dal regime sul piano dell’Impero… esso si doveva sentire, da vero fascista, guerriero a tempo pieno e doveva essere pronto a combattere per procurarsi "un posto al sole".

Nel periodo compreso tra le due guerre mondiali si rileva dunque in Italia una produzione memorialistica, farcita di militarismo, ambizione, gusto del dominio e mito della frontiera, di una quantità e di una intensità tale da non essere paragonabile in nessun altro stato europeo.

Tali peculiarità della dominazione fascista in Africa, vennero rapidamente obnubilate e rimosse nel periodo della Repubblica, e venne in tal guisa impedito un dibattito sulle trascorse responsabilità.

Diversi fattori contribuirono a realizzare ciò:

• La tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che portò tali sventure da cancellarne tutte le altre, che distrusse il regime e condusse eserciti stranieri a straziare il suolo della penisola, introducendo una guerra civile su cui ancora oggi è difficile gettare luce sui diversi aspetti, senza riaccendere rancori e polemiche.

• La integrale perdita delle colonie in sede di conferenza di pace, fatto che ha impedito che una "decolonizzazione classica" a modello dell’Algeria francese, facesse discutere gli italiani sulle passate ambizioni e penetrasse nella loro memoria storica.

• La mancanza di una Norimberga italiana, dovuta anche alle scelte della futura classe dirigente, che ancora in sede di lotta partigiana, decise di ripulire i panni sporchi in casa propria e di liquidare in maniera autonoma ed unilaterale i principali gerarchi, impedendo così che il nostro paese venisse accusato di crimini contro l’umanità innanzi all’opinione pubblica mondiale.

• La mancata epurazione delle componenti fasciste dello stato, che fu decisa dopo la caduta del governo Parri nell'immediato dopoguerra, nel nome di una pacificazione nazionale voluta sia da destra che da sinistra, e che traghettò il ceto militare e burocratico amministrativo, dal fascismo alla Repubblica.

In breve la mancata discussione sulle nostre responsabilità coloniali fu imputabile a contingenze storiche ed a precise scelte politiche. Le conseguenze di ciò si possono denotare dalla lunga durata delle rimozioni o dalle autoassoluzioni nazionali nei confronti di un passato indecoroso, che fanno leva sulla presunta diversità della nostra amministrazione coloniale, e si difendono dietro al paravento degli "italiani brava gente".

La mancata discussione pubblica sulle responsabilità passate e sulle ambizioni imperiali, lascia l’Italia meno preparata degli altri paesi europei (che da tempo hanno condotto seri ripensamenti verso le loro responsabilità coloniali) a fronteggiare i nuovi ritorni di memoria dovuti principalmente ai crescenti flussi di migranti (provenienti anche dalle ex colonie), che dalla fine degli anni ottanta approdano in Europa come profughi e vittime di falliti processi di democratizzazione e industrializzazione. L’Italia è meno predisposta a fronteggiare questo problema in quanto i silenzi e le rimozioni hanno comportato una mancata decolonizzazione della memoria e del nostro rapportarci con l’alterità africana, che è purtroppo ancora permeato da atteggiamenti e cliches che ricordano quelli propagandati dal regime nel ventennio e che provocano una divisione ed una frattura nella società odierna.

Solamente imparando dai propri errori ed il primo passo per fare ciò è ammetterli, l’Italia potrà sperare di condividere un orizzonte comune con queste genti che inevitabilmente faranno parte della società di domani. Il vecchio detto "moglie e buoi dei paesi tuoi", perde col tempo sempre più mordente... la società europea del futuro sarà inequivocabilmente composita, multiculturale e cosmopolita.


Studi

  • Laurea in Scienze Politiche
    conseguita presso Università degli Studi di Bologna nell'anno 2007-08
    con una votazione di 100 su 110
  • Diploma di maturità conseguito presso il Istituto tecnico

Altri titoli di studio

  • Perito Elettronico
    conseguito presso I.T.I.S. Odone Belluzzi nell'anno 1986
  • Cisco Systems Certifications CCNA
    conseguito presso Scuola Superiore Guglielmo Reiss Romoli nell'anno 2005
  • Cisco Systems Certifications CCIE r&s 350-001 written exam
    conseguito presso autolearning nell'anno 2014
  • Cisco Systems Certifications CCNP Enterprise
    conseguito presso autolearning nell'anno 2021

Esperienze lavorative

  • Dal 1989 lavora Mansione: impiegato tecnico amministrativo e gestionale

Lingue straniere

  • Inglese parlato e scritto: buono
  • Spagnolo parlato e scritto: buono

Conoscenze informatiche

  • Livello ottimo