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L'Italia e l'euro: quali prospettive?

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    6    inflazionistica, in aggiunta ad un accumulo di disavanzi della bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti. Il crollo del sistema di Bretton Woods diede vita a un regime di cambio europeo, chiamato il “serpente nel tunnel del dollaro” 2 , all’interno del quale le monete europee potevano oscillare contro il dollaro con uno scostamento massimo del 2,25 %. Purtroppo però, il “serpente”, ebbe vita molto breve: 5 anni dopo, nel 1977, 4 Paesi, tra cui l’Italia, decisero di abbandonare il sistema perché la zona valutaria era “guidata” dal marco tedesco. Nel 1979 fu creato il Sistema monetario europeo (SME), basato su parità di cambio fisse, ma rivedibili. Lo SME era basato sugli Accordi europei di cambio e sui relativi meccanismi. All’interno di tali meccanismi, le monete potevano oscillare entro una banda del +/- 2,25 % intorno a tassi centrali fissi (ECU 3 ). I paesi erano obbligati ad intervenire quando la loro moneta raggiungeva i limiti di tale banda di oscillazione. I tassi centrali non potevano essere modificati unilateralmente, ma doveva essere una decisione presa con tutti gli altri Stati membri. Gli anni ottanta videro una grande accelerazione dell’economia, iniziata nel 1982 e durata per l’intero decennio, questo anche grazie ad una forte stabilità politica. Nel 1986, l’Atto unico europeo, modificò il Trattato di Roma. Quest’ultimo permise la libera circolazione non solo delle merci, ma anche dei capitali, dei servizi e delle persone. Lo SME restò in vita per ben 13 anni, ma sin dall’inizio era condizionato da un elemento non trascurabile: il ruolo prevalente del marco tedesco nella gestione degli accordi di cambio. Lo SME restò in vita per 13 lunghi anni, fino a quando entrò in crisi, in una profonda crisi, che avrebbe sancito la sua fine. Entrò in una crisi irreversibile nel 1992, soprattutto a causa di un evento che cambiò il mondo intero: la caduta del muro di Berlino (1989). Pochi anni prima, nel 1988, la moneta unica fu inserita nell’agenda europea. In quell’anno fu deciso di sostituire le monete nazionali con la moneta europea. L’inserimento nell’agenda europea di una moneta unica e la caduta del muro di Berlino furono due avvenimenti di fondamentale importanza per l’integrazione europea. Questa situazione gettò le basi per la creazione di una politica unica, in modo da risanare anche le ferite della Seconda guerra mondiale. Cosa dire del campo economico tedesco? In seguito alla riunificazione la politica economica della Germania iniziò a mutare, lentamente, le proprie caratteristiche. Cosa si verificò? Si verificò un aumento delle componenti autonome della domanda aggregata, in più ci furono aumenti dei consumi pubblici, degli investimenti pubblici e dei                                                               2 Si veda “Il tramonto dell’euro” (Bagnai, 2016, p. 8).  3  “Unità di conto europea”. L’ECU fu la seconda valuta, virtuale, dell’Unione Europea dopo l’UCE (Abbandonata nel  1975).  
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L'Italia e l'euro: quali prospettive?

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Informazioni tesi

  Autore: Domenico Gagliardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Giuseppe Mauro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

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