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L'inclusione della persona con disabilità uditiva

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26 “dimentica” il loro deficit e comunica normalmente. Infatti, tale approccio si occupa di ripristinare il deficit uditivo, mediante protesi, impianto cocleare o altri interventi riabilitativi. Tuttavia, considerando l’ipoacusia da un punto di vista culturale, si può considerare la persona sorda come dotata da una propria cultura, diversa dal resto della comunità. Infatti la cultura della persona affetta da ipoacusia si basa principalmente sulle capacità visive, non su quelle uditive, e utilizza primariamente la lingua dei segni per comunicare. In virtù di questo punto di vista, l’educazione del sordo si basa sulle sue capacità visive sull’apprendimento della lingua dei segni, considerata la loro “lingua naturale”. Imparare precocemente la lingua dei segni permette al bambino sordo di dotarsi di una abilità linguistica a lui naturale e immediata, spontanea per certi versi. Si tratta di una lingua che si adatta perfettamente alle sue capacità, alla sua età e al suo grado di sviluppo cognitivo e relazionale. Tale linguaggio stimola quindi i processi di concettualizzazione e di astrazione e può comportare uno sviluppo del bambino più armonico. Nel caso in cui vi sia una capacità uditiva residua, il bambino può comunque imparare la lingua verbale, grazie al consolidamento della strategia di lettura labiale. La comprensione della lingua parlata è infatti in ogni caso fondamentale per la persona affetta da sordità, per potersi relazionare con più persone in diversi contesti, e quindi per una migliore integrazione. L’acquisizione della lingua dei segni può inoltre agevolare il bambino nell’apprendimento della lettura e della scrittura, dunque nella comprensione e nella produzione scritta. In sostanza, l’uso esclusivo della lingua verbale vocale può indurre le persone sorde a rimanere escluse e discriminate in diverse circostanze e può implicare un apprendimento più lento e faticoso della lingua. Invece, usare unicamente la lingua dei segni può condurre a emarginare e discriminare il bambino o l’adulto sordo e a una mancata integrazione con la società. Per questo, una educazione bilingue sarebbe sempre da preferirsi nella riabilitazione del deficit uditivo 22 . 22 Ibi, pp. 41-43.
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L'inclusione della persona con disabilità uditiva

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Informazioni tesi

  Autore: Erika Crozzoletto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2018-19
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Consulenze pedagogiche per la disabilità e la marginalità
  Relatore: Marisa Musaio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

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