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La costruzione impari del genere 'donna' attraverso la performatività delle immagini: modelli e stereotipi nel mondo televisivo italiano

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31 lavora), si propagandava anche una certa autonomia associativa femminile, ovviamente rigidamente controllata dal regime; ma da notare che durante tutto il regime nazista non vi è nessuna donna a ricoprire cariche dirigenziali e le ragazze iscritte alle scuole superiori e nelle università non aumentano rispetto al periodo precedente, anzi diminuiscono. Una situazione particolare invece la si poteva trovare sul fronte sovietico: qui le donne ottennero il diritto di voto sin dal luglio 1917, ma non fu certo una conquista da inquadrare all'interno del movimento di liberazione della donna che era pressoché assente. Anche la revisione del diritto di famiglia che autorizzò nello stesso anno il divorzio consensuale, proclamò l'uguaglianza assoluta tra uomini e donne, rese il matrimonio un rito civile e nel 1920 autorizzò l'aborto, furono pratiche da inquadrare in una visione funzionale a quella che era la dottrina socialista. Analizzando i fatti negli anni a seguire scrive A. Mario Banti: “Aumentano tanto le vedove quanto le donne ripudiate dai mariti in base alla legislazione sul divorzio. Si tratta di donne che spesso sono prive di ogni altro appoggio familiare e anche prive di risorse proprie, perché, dopo il ritorno degli uomini dal fronte, il livello di occupazione femminile cade (le donne, che erano il 40% degli operai e impiegati nel 1914, sono il 24% nel 1928)” (A.M. Banti, 2009, p.57). Questa dichiarata emancipazione era quindi alquanto fasulla e, se è vero che Alexandra Kollontaj (1872-1952) fu probabilmente la prima donna-ministro della storia (ministro per gli affari sociali del governo rivoluzionario di Lenin), altre milioni di donne intorno a lei solo idealmente potevano godere degli stessi privilegi. Tutto questo si riflette ampiamente anche nel mondo dell'animazione, della fantasia, quel mondo attraverso il quale si dovrebbe poter sognare liberamente, ingloba invece al proprio interno e con un meccanismo quasi impercettibile all'occhio dello spettatore, che si aspetta distrazione e divertimento, regole ferree, specchio delle tradizioni, dei dogmi e peggio ancora delle dottrine politiche.
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La costruzione impari del genere 'donna' attraverso la performatività delle immagini: modelli e stereotipi nel mondo televisivo italiano

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Flori
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Pro.Ge.AS - Progettazione e Gestione di Eventi e Imprese dell’Arte e dello Spettacolo
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Silvia Lelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

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Parole chiave

lady oscar
televisione italiana
donne e pubblicità
antropologia di genere
genere donna
anime e animazione anni ottanta
scambio sessuo-economico
dal sesso al genre
libertà femminile
tv e femminismo nell era di berlusconi

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