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La politica fascista tra rivoluzione e ricerca del consenso: uno sguardo d'insieme e il caso del territorio livornese

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32 soprattutto a causa dell’eccessiva prolissità del film e della sua eccessiva pesantezza retorica (in Germania esso uscì solo due anni dopo e in versione ridotta di 700 metri di pellicola) 48, . L’accoglienza non adeguata alle aspettative riservata a “Scipione” fu una delle cause principali del tramonto dell’era Freddi. In realtà, già da tempo si stavano registrando pesanti malumori nell’ambiente, legati soprattutto all’ingente quantitativo di denaro speso per realizzare film discutibili dal punto di vista della riuscita artistica ma anche non rappresentativi in maniera efficace dello spirito fascista. Il cambio di rotta si verificò con la sostituzione al vertice del Ministero della Stampa e della Propaganda: nel 1937 Galeazzo Ciano lasciò il posto a Dino Alfieri, fautore di un modo di fare cinema molto diverso da quello di Freddi. Mentre quest’ultimo riteneva, infatti, che lo Stato dovesse essere presente in ogni processo produttivo, anche e soprattutto artistico e finanziario, Alfieri riteneva che il “far cinema” dovesse essere compito degli addetti ai lavori e che al regime fosse invece da demandare soltanto l’opera censoria e di controllo. Il 16 giugno del 1938 fu varato il R.D.L. noto come “Legge Alfieri”, che sostanzialmente superò la legge voluta da Freddi nel 1935, intervenendo soprattutto in ambito di contributi finanziari, erogati adesso in relazione agli incassi e stabilendo il limite di tre milioni di lire per le sovvenzioni ai film considerati “di particolare valore artistico”. Alfieri intervenne anche dal punto di vista “protezionistico”, istituendo un monopolio di Stato per l’acquisto e la distribuzione di film stranieri che suscitò le ire delle majors americane 49 , ma ebbe la conseguenza di favorire molto la produzione nazionale: i due studi di posa nazionali, gli stabilimenti “Pisorno” di Tirrenia sorti nel 1933 e la più famosa “Cinecittà” di Roma, progettata dopo l’incendio, molto probabilmente doloso, subito dalla Cines nel 1935 e inaugurata nel 1937, lavorarono a pieno regime, producendo anche materiale più affrancato dal punto di vista politico: sono di questo periodo alcune importanti anticipazioni del neorealismo, come “Ossessione” di Luchino Visconti o “I bambini ci guardano” di Vittorio De Sica, entrambi del 1943 50 . 48 Cfr. ibidem, pag.121. 49 Cfr. Antonio Costa, Il cinema italiano, generi, figure, film del passato e del presente, Il Mulino, Bologna, 2013, pag. 36. 50 Cfr. J.A. Gili, Stato fascista e cinematografia. Repressione e promozione, Bulzoni, Roma, 1981, pag. 147.
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La politica fascista tra rivoluzione e ricerca del consenso: uno sguardo d'insieme e il caso del territorio livornese

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Maria Andreini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marco Tarchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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