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La regolazione delle emozioni: tra empatia ed arte

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4 Come rileva Carrol C. Pratt, nell’Introduzione al lavoro di Köhler Evoluzione e compiti della psicologia della forma (1969), la dottrina dell’empatia estetica, elaborata per la prima volta da Theodor Lipps, e ripresa da George Santayana 9 , riconosce l’emotività nella realtà inanimata unicamente a seguito della tendenza umana ad immedesimarsi nella realtà percepita, proiettandovi sentimenti e sensazioni proprie: quando una persona guarda, ad esempio, delle colonne in un edificio, secondo la visione lippsiana, riconosce, attraverso la proiezione dei suoi sentimenti cinestesici sulle colonne, il peso subito dalle colonne e il senso di oppressione che ne deriva. La dottrina dell’empatia negli oggetti inanimati, in questo senso, sembrerebbe dunque ignorare totalmente il fatto che l’espressione trae la sua origine dal pattern percepito, essendo vista infatti unicamente un riflesso dei sentimenti umani proiettati su di essa. Arnheim, in Arte e percezione visiva (1954), parlando della polemica avviata dalla Gestaltpsychologie nei confronti delle dottrine proiettive, risolve la questione proprio attraverso l’individuazione delle qualità fisiognomiche, che permettono infatti di comprendere come l’espressione emotiva nelle opere d’arte, tragga la sua origine dal pattern percepito, e non sia il risultato di un confronto dell’oggetto-stimolo con uno stato d’animo umano: “ […] Nelle grandi opere d’arte il significato più profondo è trasmesso agli occhi con poderosa immediatezza, dalle caratteristiche percettive dello schema compositivo.” 10 In questo senso, dal momento che l’espressione emotiva è una caratteristica intrinseca del percetto, così come la forma e il colore, si può concludere che essa è un contenuto primario della visione, tanto che, cogliendo attraverso l’espressione degli oggetti della natura ritratti dall’opera d’arte tutti gli elementi di un determinato stimolo e i loro precisi rapporti strutturali, l’individuo può reagire in modo appropriato all’ambiente in cui vive, attribuendo un ordine ed un significato ad ogni stimolo che percepisce e relazionandosi ad esso nella giusta misura. L’arte, in questa prospettiva, come rileva Arnheim (1954), attraverso le qualità fisiognomiche, offre la possibilità all’individuo che la fruisce di pervenire a 9 Cfr. Capitolo tre della presente tesi.
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La regolazione delle emozioni: tra empatia ed arte

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Informazioni tesi

  Autore: Laura Ramaro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Elena Calamari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 208

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