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La superbia in Dante: intimo conflitto tra desiderio di gloria e consapevolezza della sua vanità

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  ~ 11 ~    L’onore è appunto il riconoscimento di aver raggiunto tale massimo nelle virtù più importanti e costituisce il più grande dei beni esteriori in quanto è il solo che si attribuisce anche a Dio. Pur essendo, come è stato detto, un bene esteriore, questa esteriorità non può turbare la serenità del magnanimo, la cui virtù consiste appunto nel sapersi degno di tale onore e nella moderata gioia con cui lo riceve, che implica disprezzo dei piccoli onori e indifferenza per gli onori mancati. 1 Si prenda ora in considerazione l’atteggiamento fisico attribuito da Aristotele al magnanimo (secondo il commento di Tommaso): “[…] motus magnanimi videtur esse gravis, et vox videtur esse gravis, et locutio eius esse stabilis et tarda. […]. Patet ergo quod ipsa affectio magnanimi requirit gravitatem vocis, et tarditatem locutionis et motus”. 2 Similmente, il compendio alessandrino di Taddeo Alderotto recitava: “ed è nel movimento tardo e grave nella parola e fermo nel favellare […]” che si deve ricercare il tratto distintivo del magnanimo, parole che riecheggiano nella ben più solenne e famosa terzina dantesca: Genti v’eran con occhi tardi e gravi, di grande autorità ne’ lor sembianti: parlavan rado, con voci soavi. (Inf. IV, 112-114) dedicata agli spiriti magni del castello. Farò a questo punto, un tentativo per ricostruire l’immagine di Dante, così come si presentava agli occhi degli antichi. Nel capitolo XX del suo Trattatello, Boccaccio descrive “Fattezze e costumi di Dante”: “Fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura, e, poi che alla matura età fu pervenuto, andò alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d'onestissimi panni sempre vestito in quell'abito che era alla sua maturità convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.                                                               1 Cfr. Aristoteles, Etica … cit., IV, VII, IX, XI. 2 Cito da S. Thomae … Opera omnia, t. XXI, Parma, 1866, pp. 130-136.
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La superbia in Dante: intimo conflitto tra desiderio di gloria e consapevolezza della sua vanità

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Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Toppan
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Aldo Maria Costantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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Parole chiave

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