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La tutela delle minoranze nazionali in Europa

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18 Stati. Tuttavia, il diritto di petizione veniva visto dai nuovi Stati come una violazione della loro appena acquisita sovranità, mentre, dalle potenze alleate, e soprattutto dagli Usa, esso era considerato come un passo obbligatorio del diritto internazionale. La situazione che si era venuta a creare si risolse tramite l’approvazione del “rapporto Tittoni”, ossia della risoluzione del Consiglio che prevedeva l’istituzione del diritto di petizione: dal 1920 al 1940 le minoranze poterono far valere questa facoltà decisamente innovativa per il diritto internazionale. A tal proposito Guterman 12 afferma che “senza la possibilità di inviare petizioni alla S.d.N., non ci sarebbe stata alcuna efficace tutela delle minoranze”, mentre secondo l’autore Schot 13 “la facoltà di petizione era un diretto accesso per le minoranze alla scena internazionale”. Che il diritto di petizione fosse il perno del sistema tutelativo era chiaro anche agli stessi contemporanei, lo stesso Chamberlain afferma la sua importanza ed essenzialità nell’ essere l’ unico strumento ”difensivo”per le minoranze. 2.2 Il sistema di Petizione. La petizione 14 , che poteva provenire da singoli individui, o dall’intero gruppo minoritario, perveniva a Ginevra e, una volta che era stata inoltrata, il processo rimaneva nella più totale segretezza, poiché da quel momento l’interessato e l’opinione pubblica rimanevano all’oscuro dell’esito. Il Consiglio creava un comitato ad hoc, il Comitato dei Tre, composto dallo stesso Presidente del Consiglio e da altri due giuristi; tale istituzione aveva il compito di valutare se la petizione era ricevibile o meno, cioè se aveva o meno un fondamento per non ingombrare di cause il Consiglio.Il compito del Comitato andava ben oltre quello di essere un “filtro”alle cause: senza dover informare il Consiglio, una volta che veniva appurata una violazione da parte di uno Stato, poteva intervenire e fare pressioni su tale Stato affinché rispettasse i trattati e intervenisse sui motivi della petizione. Se lo Stato in questione non si impegnava o si opponeva alle richieste del Comitato, allora la petizione giungeva innanzi al Consiglio. In tal caso il Consiglio rendeva pubblica la 12 C.Guterman, Das Minderheitenschulzverfahren des Volkerbundes, Berlino 1979 p.270. 13 B.Shot, Nation oder Staat? Deutchland und der Minderheitenshutz, Maburgo,1988 p.8. 14 A. Akermark, Minority Protection in the League of Nations, in A. Akermark, Justifications of Minority Protection in International Law, Gothemburg, 1997, po.101 ss; U. Corsini, D. Zaffi, Le minoranze tra le due guerre, Bologna, 1994.
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La tutela delle minoranze nazionali in Europa

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Carapelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Riccardo Proff. Pisillo Mazzeschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

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Parole chiave

conflitti etnici
consiglio d'europa
diritti umani
minoranze etniche
minoranze nazionali
osce
repubbliche baltiche
unione europea

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