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Le Donne, le Organizzazioni e le Politiche Femminili durante il Fascismo.

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5 Non solo. Sebbene le gerarchie fasciste esaltassero il ruolo della “donna esemplare”, appunto di madre e moglie devota alla casa, nulla fecero per far sì che quelle donne che già appartenevano al mondo del lavoro extradomestico abbandonassero il proprio posto, anche perché il loro lavoro era necessario in quegli anni di riorganizzazione dell’economia, dopo la crisi del ‘29. Detto meglio, il regime elaborò un’intensa attività legislativa riguardante le donne lavoratrici, ricca di provvedimenti di diversa natura: alcuni avevano carattere restrittivo, altri espulsivo, altri ancora protettivo. Tali provvedimenti non furono, però applicati uniformemente a tutte le categorie lavorative. Infatti, i settori in cui le donne vennero maggiormente colpite furono quello della pubblica amministrazione e quello delle libere professioni, nei quali si registrò la percentuale più bassa di lavoratrici. Diversa sorte venne riservata alle donne impiegate nel settore agricolo e industriale. In particolare, fu proprio per la categoria delle operaie che il fascismo realizzò quella serie di leggi protettive il cui scopo era di fornire garanzie e forme di tutela per la maternità - leggi attuate in relazione alla campagna demografica fascista -. Da lì tali provvedimenti vennero estesi anche alle lavoratrici di tutti gli altri settori facendo sì che tutte le donne potessero godere del diritto di non perdere il proprio posto di lavoro in caso di maternità. In sostanza, il regime limitò le donne soprattutto in quei lavori considerati prettamente maschili per i quali, spesso, erano richiesti lunghi anni di studio e certe doti intellettuali. Al contrario, per quei mestieri reputati più adatti alla natura femminile (di cui si fece anche un elenco dettagliato), il fascismo utilizzò un altro sistema consistente, appunto, nello sfruttamento delle lavoratrici - le cui paghe erano, nel migliore dei casi, pari alla metà di quelle maschili -, ma elargendo anche delle forme di tutela. Infine, un intervento fascista che ebbe sicuramente ripercussioni positive sulle donne fu quello che si ebbe in ambito sportivo. Mussolini si fece promotore di un’intensa campagna che promuoveva l’estensione dello sport e dell’educazione fisica anche alla sfera femminile. Sotto il fascismo furono fatti grandi passi avanti sull’attività sportiva delle donne, rispetto ai pregiudizi e divieti presenti nello Stato giolittiano, arrivando persino alla costruzione della
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Le Donne, le Organizzazioni e le Politiche Femminili durante il Fascismo.

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Contini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Albertina Vittoria
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

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