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Leni Riefenstahl e l’estetica nazionalsocialista

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5 discorso funereo che faceva da corollario a questa inaudita infamia verso l’umanità che, nonostante il bagliore dei falò, aveva solo intravisto le tenebre che il nazismo porterà con gli anni a venire. Il testo di Remarque venne dato alle fiamme in quanto l’opera divenne ben presto un manifesto pacifista. Essa non mostrava nulla di eroico o valoroso, ma solo la crudezza, la violenza e le quotidiane brutalità delle trincee. In modo straordinariamente realistico mostrò quanto poco ci fosse di glorioso nell’uccidere, nel vivere in condizioni miserabili tra sporcizia e topi, strisciando nel fango nelle anguste trincee, nell’aspettare giorni e giorni nell’interminabile tensione della guerra di logoramento, senza la minima possibilità di mangiare, lavarsi o vestirsi in modo adeguato. Benché mostrasse anche l’unica cosa che porterà i pochi eletti fuori dalle trincee sani e salvi, il sentimento di cameratismo, troverà ineluttabilmente l’oblio insieme ad altri illustri autori, da Albert Einstein a Werner Hegemann. Questi riti pseudo pagani che sancirono la morte della libertà culturale, appaiono ancora più folli se pensiamo che furono organizzati dagli studenti universitari. Coloro che sarebbero dovuti essere depositari della cultura e della libertà ad essa indissolubilmente annessa, divennero i suoi assassini. Ed è proprio come un assassinio che oggi è percepito questo macabro rituale; tanto che la Germania ha costruito un memoriale nella piazza di Berlino, mentre targhe e monumenti sono stati posti in memoria dei roghi nelle altre città dove essi ebbero luogo, come a Monaco di Baviera, a Gottinga o nelle città austriache di Salisburgo e Vienna. I roghi infatti si espansero anche alla vicina Austria, che nonostante fosse ancora lontana dall’annessione (l’Anschluss) del 1938, 5 era saldamente nelle mani del Cancelliere austriaco Engelbert Dollfuß, durante la dittatura che oggi prende il nome di austrofascismo. Per pareggiare i conti gli Alleati nel ‘46 confiscarono più di 30.000 testi nazisti, dai testi scolastici fino alle poesie del generale von Clausewitz quasi tutti furono distrutti tanto che il rappresentante della Direzione Militare alleata ammise, in un’intervista alla rivista Time dello stesso anno, che l’atto non fu tanto diverso dai roghi di libri organizzati dai nazisti. Tutto questo, che non può sembrarci altro che follia medievale (nell’accezione evidentemente negativa del termine), ci vede sicuri che ora, nella nostra aperta e civilizzata Europa, non possa più accadere. Invece proprio pochi mesi fa, nel maggio 2016, a Bologna, in concomitanza con un comizio politico del partito secessionista Lega Nord, un piccolo gruppo di incappucciati appartenente ad un centro sociale è entrato in una libreria per stracciare i libri del leader del movimento, come segno di protesta, il tutto filmato e documentato in modo che il gesto idiota potesse essere immortalato a dovere. Ed è proprio qui che sta il vero pericolo. Non nel vandalismo 5 Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali 1919-1999, Laterza, 2000
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Leni Riefenstahl e l’estetica nazionalsocialista

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Informazioni tesi

  Autore: Nicolas Zaganelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Maria Malatesta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

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nazismo
estetica
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