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Livio e i mores della fondazione

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11 L’età di Augusto è il periodo in cui fioriscono poeti, come Virgilio e Orazio, diventati ben presto “classici”, le cui opere furono accreditate di una validità perenne, proposte all’ammirazione e all’imitazione per molti secoli. Insomma con l’instaurazione del principato la vita intellettuale avrebbe trovato nel gestore del potere un imprescindibile punto di riferimento, giacché la letteratura stessa ne sarebbe stata fortemente condizionata. E, in effetti, i grandi poeti dell’età augustea - Virgilio, Orazio, Properzio - accolsero nelle loro opere temi tipici della propaganda imperiale: per prima cosa il tema della pace, bene prezioso ritrovato dopo decenni di conflitti laceranti, che gli stessi poeti avevano sofferto in prima persona; poi l’esaltazione del principato come apportatore di concordia tra i cittadini, di prosperità e di benessere; ancora la necessità di restaurare gli antichi costumi genuinamente romani e di ristabilire i valori morali e religiosi su cui si fondava la grandezza di Roma; poi la difesa delle sane tradizioni italiche contro le minacce di corruzione e d’imbarbarimento provenienti dall’Oriente; e ancora il culto della patria, degli dei, della familia, la celebrazione della missione civilizzatrice di Roma nel mondo e la fede nella sua funzione provvidenziale; ad esse si aggiungevano l’omaggio reso ai grandi Romani dell’età repubblicana che quel potere avevano conquistato ed accresciuto, nonché per ultimo l’auspicio che esso si espandesse ulteriormente grazie alle campagne militari promosse da Augusto. Sarebbe tuttavia un grave errore considerare la poesia augustea come riflesso meccanico degli orientamenti del regime. Ma, indubbiamente, per quanto riguarda il rapporto tra i letterati e lo stato, l’atteggiamento dei poeti appare impegnato, poiché nelle loro opere compaiono la speranza, la fiducia, talvolta persino l’entusiasmo, nei confronti dei destini di Roma. Virgilio, Orazio, Properzio, facendo propri, con misure e registri diversi, gli ideali proposti dal principe, intendono contribuire alla loro affermazione, e a tale scopo non si rivolgono soltanto ad una ristretta cerchia di intenditori, ma ad un pubblico più vasto. L’adesione, però, alle parole d’ordine del regime e la collaborazione con il potere non si attuano senza resistenza ed ambiguità, anche nel caso di poeti più vicini ad Augusto, come Virgilio e Orazio. Essi, infatti, formatisi negli anni delle guerre civili, divennero in qualche modo i mediatori dell’ideologia augustea attraverso una evoluzione graduale, tradendo però un certo imbarazzo e disagio di fronte alle pressioni dei potenti dei quali non si fecero mai strumenti passivi 26 . Con la nostra indagine proveremo a mostrare come i medesimi temi siano presenti anche nell’opera liviana, che d’altra parte, come abbiamo già precedentemente ribadito, risulta essere stata prodotta nello stesso periodo storico, presumibilmente per lo stesso ambiente di 26 A tal proposito si rimanda a PICONE 1973 e 1989 per quanto riguarda Virgilio; LA PENNA 1963 e MARCHESE 2010 per quanto riguarda invece Orazio.
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Livio e i mores della fondazione

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Informazioni tesi

  Autore: Marthia Caleca
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Rosa Rita Marchese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

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Parole chiave

letteratura latina
storia di roma
livio
mos maiorum
mores maiorum
instituta

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