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Lo psicodramma classico: esercizio di creatività e di incontro con l'altro per la crescita personale

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5 In Europa la prescrizione di spettacoli si ha solamente a partire dal XVII secolo, inserita in una terapeutica del movimento poggiante sulla convinzione che per guarire bisogna tornare nel mondo, affidarsi alla sua saggezza e dimenticarsi della propria follia (ossia della propria soggettività). A partire da quel periodo, alcuni medici iniziarono ad affermare che l’impegno in viaggi, reali o immaginari, da compiersi mediante il ricorso alla letteratura o al teatro, era estremamente raccomandabile sia per i melanconici, che così avrebbero avuto la possibilità di dimenticare le loro ossessioni, sia alle persone affette da mania, “in quanto si tratta di un rimedio in grado di regolare l’agitazione fissando l’attenzione e questo grazie alla curiosità per le novità che esso implica” 6 . Tra questi medici, anche Baglivi 7 , il quale sosteneva che l’assistere a degli spettacoli favoriva nei malati di mente il prodursi “d’impressioni morali gaie” in grado d’esercitare una benefica influenza sul decorso dei mali da cui erano afflitti. Egli affermava pure che l’intensità di tali impressioni morali doveva essere proporzionata alla natura di ogni singolo caso. Sostenendo tali idee, Baglivi promuoveva la prescrizione di spettacoli al rango di trattamento morale, primitiva forma di psicoterapia che inizierà ad affermarsi realmente a partire dal XVIII secolo, accanto al trattamento medico e nell’ambito delle esortazioni al ritorno alla vera fede, per poi conoscere importanti sviluppi nel XIX secolo 8 . Ciononostante, in questo periodo, come anche nel secolo successivo, non mancano coloro che invece sostengono tesi diametralmente opposte, ossia che gli spettacoli teatrali (come anche i romanzi) sono qualcosa di profondamente dannoso per la salute mentale. Tra questi Beauchêne, il quale accusa il teatro di essere luogo in cui: “si coltivano le illusioni, si suscitano artificialmente le varie passioni e i moti dell’animo più funesti” 9 . Secondo quest’autore ad essere maggiormente a rischio è la salute mentale delle donne, le quali: “amano tali spettacoli, che le infiammano e le esaltano, il loro animo è così fortemente scosso da produrre nei loro nervi un’emozione, in verità passeggera, ma le cui conseguenze sono gravi” 10 . Da quanto detto sin ora appare chiaro che l’idea moreniana che il dramma sia in grado di esercitare un potere catartico sugli spettatori era in realtà una consapevolezza antica che, almeno dal XVII secolo, si diffonde anche in Europa. Verso la fine di tale secolo ed ancor più in quello successivo, negli ambienti medici si afferma la convinzione che “l’illusione può guarire dall’illusorio” 11 , ossia che le persone affette da malattie comportanti convinzioni deliranti, avrebbero potuto ottenere significativi benefici da una cura consistente nella realizzazione teatrale del loro delirio, per la quale chi circondava il malato inizialmente doveva fingere di condividerne la realtà illusoria, guardandosi bene dal contraddirlo e dal fargli intuire che il suo obiettivo era di convincerlo dell’assurdità di quanto andava affermando, e quindi impegnarsi a concretizzare i fantasmi del malato nella realtà, aggiungendovi però degli elementi nuovi su cui far dirigere l’attenzione del malato, in maniera da indurlo ad abbandonare spontaneamente la sua fantasia delirante 12 . L’illustrazione del seguente caso dovrebbe permettere una migliore comprensione di questa tecnica: Lusitanus racconta così la guarigione di un malinconico che si credeva dannato già su questa terra a causa dell’enormità dei peccati commessi. Nell’impossibilità di convincerlo con argomenti 6 FOUCAULT M. (19..),cit., p.264. 7 Medico italiano (1668-1707), professore di anatomia a Roma e importante seguace della scuola iatro- fisica che riteneva di poter interpretare la medicina attraverso la fisica o la meccanica. 8 Cfr. DE GROOTE M.R. (1967) cit., p.113. 9 BEAUCHENE (1783), De l’influence des affections de l’âme dans les maladies nerveuses des femmes, Paris, 1783, p.31, cit. in FOUCAULT M. (19..),cit., pp. 310-311. 10 Ibidem. 11 FOUCAULT M. (19..),cit., p.274. 12 Cfr. FOUCAULT M. (19..),cit., pp.274-277.
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Lo psicodramma classico: esercizio di creatività e di incontro con l'altro per la crescita personale

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Cristina Cois
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Vincenzo Bongiorno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

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