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Lo psicodramma classico: esercizio di creatività e di incontro con l'altro per la crescita personale

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7 accennato prima: il trattamento morale, che è dunque la prima vera forma di trattamento psicologico ed è considerabile come progenitore della psicoterapia. Sino ad allora, metodi che noi classificheremo come psicologici, come ad esempio la realizzazione teatrale del delirio di cui si è appena detto, erano considerati metodi fisici, in quanto capaci di provocare nel malato degli stati d’animo in grado di produrre quelle modificazioni dell’organismo necessarie alla guarigione, che potevano appunto essere prodotte anche con metodi puramente fisici come, ad esempio, le docce fredde, i salassi e la somministrazione di purganti, con i quali quindi non c’erano grosse differenze, in quanto, anche se per vie diverse, raggiungevano lo stesso obiettivo 18 . Grazie a Cassinelli sappiamo poi che tale tecnica della realizzazione teatrale del delirio verrà utilizzata sino all’Ottocento inoltrato. Ma nell’Ottocento, con l’affermarsi della concezione di malattia mentale come colpa, ossia come conseguenza dell’indulgere dell’uomo in passioni dannose, e dunque con l’affermarsi dell’idea che curare il malato di mente significa innanzitutto punirlo e rieducarlo, cambiano anche le motivazioni che conducono all’impiego della tecnica della realizzazione del delirio: ora il suo scopo non è più persuadere il malato della sua follia per poterlo liberare, ma umiliare la sua presunzione causandogli dolore, di conseguenza chi vi ricorre spesso sente di dover accompagnare il suo utilizzo ad una notevole aggressività, così come dimostrano i casi riportati dal Cassinelli: I paralitici progressivi grandeggianti e i paranoici megalomani erano obbligati a subire, in ginocchio, motteggi scherni e ingiurie da parte degli altri malati, per essere costretti a rinnegare il proprio delirio; il melanconico ipocondriaco ansioso si svegliava sotto un baldacchino di stracci pomposi, con una corona di carta in testa; e il maniaco spavaldo era circondato da infermieri strepitanti in veste di ossessi e con maschere terrificanti sul volto 19 . Tutto ciò mentre già alla fine del XVIII secolo, a Bicêtre, il già citato Pinel fa ricorso ad una tecnica comportante anch’essa un iniziale “apparente accettazione del mondo psicotico del paziente”: il riconoscimento nello specchio, con la quale, come scrive Foucault, accade che “il folle non può fare a meno in fin dei conti di sorprendersi suo malgrado come folle” 20 . Con essa, ancora una volta, coloro che si occupano del malato fingono di condividere la sua realtà, evitando di affermare che essa non è che il frutto dell’immaginazione. Contemporaneamente gli mostrano altri pazienti manifestanti deliri e comportamenti simili ai suoi, magari incitandolo ad esprimere sentimenti di compassione e scherno nei confronti di queste persone che egli, incapace di riconoscersi in loro, percepisce così distanti. Fatto ciò, s’impegnano a far notare al malato l’assurdità delle sue convinzioni (pur continuando a fingere di condividerle) e a fargli gradualmente notare, sempre senza alcuna dichiarazione esplicita, che in fondo egli è proprio come gli altri pazienti che sente così diversi e che perciò deride. L’obiettivo è di far si che il malato si renda dolorosamente conto di essere in un’analoga condizione di malattia e si vergogni di essere come coloro che aveva appena disprezzato, con la consapevolezza di avere così disprezzato se stesso. Tutto ciò nella convinzione che tali prese di coscienza costituiranno l’inizio del processo di guarigione del paziente 21 : un altro malato di Bicêtre si credeva anch’egli re, esprimendosi sempre «col tono del comando e dell’autorità suprema». Un giorno in cui era più calmo, il sorvegliante lo avvicina e gli domanda psichiche , ma anche vagabonde, sovversive, inferme, prostitute ed anche donne appartenenti ai ceti indigenti che a causa dell’età avanzata o d’infermità fisiche non potevano aspirare la matrimonio ed erano condannate alla mendicità. Inoltre la Salpêtrière ospitava anche bambini ribelli ma giudicati recuperabili. Cfr. DE GROOTE M.R. (1967) cit., pp.144-158. 18 Cfr., FOUCAULT M. (19..),cit., pp. 267-271. 19 CASSINELLI B. (1964), Storia della pazzia, Dall’Oglio Editore, Milano, pp. 437-438. 20 FOUCAULT M. (19..),cit., p. 427. 21 Cfr., FOUCAULT M. (19..),cit., pp. 426-428.
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Lo psicodramma classico: esercizio di creatività e di incontro con l'altro per la crescita personale

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Cristina Cois
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'Educazione
  Relatore: Vincenzo Bongiorno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

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