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Lo sviluppo della cooperazione di consumo in Carnia nei primi decenni del '900: il caso COOPCA

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5 opponeva ad un centro unico. Verso il 1880, Rabbeno definiva il movimento cooperativo come un’unione di persone non associate per speculare, ma per adempiere mutuamente e collettivamente ad un bisogno comune che altrimenti sarebbe stato maggiormente dispendioso. Tutto ciò avrebbe permesso di evitare gli intermediari sostituendoli con vantaggio comune. La cooperazione non si occupava del vantaggio di pochi individui, ma dell’interesse d’intere classi. Riprendendo il già citato incitamento ad un ruolo attivo dello Stato da parte del Luzzatti, si osserva che, con la statistica del 1872 pubblicata nel 1875 dal MAIC 3 , l’interesse per la cooperazione da parte del governo si ufficializza; ciò è fondamentale per gli sviluppi futuri della cooperazione proprio perché la collaborazione Stato-movimento nel corso degli anni sarebbe diventata sempre più stretta. Dai dati emersi dalla statistica risultavano in crescita soprattutto le cooperative di consumo e quelle di credito, mentre le cooperative di produzione erano ancora deboli. Ci si trovava di fronte ad uno sviluppo incerto, forse frenato dalle caratteristiche rurali ed artigianali dell’Italia di fine secolo; in ogni caso, le condizioni indispensabili per lo sviluppo cooperativo si trovavano nel dinamismo economico legato indissolubilmente ad una maggiore istruzione (ad esempio l’analfabetismo era al 62%). Dalla relazione si rileva che le cooperative di consumo erano 16 (di cui 11 seguenti il modello Rochdale); si trattava però delle sole legalmente costituite e ciò rende la statistica poco affidabile. I problemi delle cooperative di consumo erano la scarsa competenza e professionalità della dirigenza, la “guerra” degli esercenti tradizionali e il dazio consumo. È importante sottolineare come le società di mutuo soccorso fossero ancora legate alle professioni tradizionali (o non legate all’industrializzazione), e come molte di esse fossero espressione della piccola borghesia. Durante questi anni erano maturate le condizioni affinché il Parlamento attribuisse rilievo giuridico alla cooperazione. Con la relazione del 1872 i relatori della citata statistica avevano mostrato la necessità di una speciale legislazione per le cooperative. Dopo 10 anni il governo, attraverso il codice di commercio (1882), istituzionalizzò le cooperative, limitandosi però ad assimilarle alle società anonime e differenziandole da queste solo per il voto capitario, il divieto di vendita a non soci senza l’approvazione assembleare, i limiti al possesso di azioni individuali. A questo punto è importante focalizzare l’attenzione sulle cooperative di consumo, sulla loro nascita e sull’importante ruolo svolto nel movimento cooperativo italiano. Tradizionalmente si ritiene che la prima cooperativa di consumo sia quella fondata nel 1853 a 3 MAIC: Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio.
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Lo sviluppo della cooperazione di consumo in Carnia nei primi decenni del '900: il caso COOPCA

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Informazioni tesi

  Autore: Daniele Palma
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Frediano Bof
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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