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Mito e diritto: un rapporto fecondo

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7 1.1. Prima della tragedia: i poeti e il potere Lo studio del nesso fondamentale tra mito e diritto prima di intrecciarsi nella carta stampata e nei manuali di filosofia o opere teatrali, parte da noi. Dalle persone. Le stesse che applicano il diritto e studiano la storia, le stesse che seguono (o seguirono) miti e religioni. E quindi sembra doveroso, essendo alla fine le persone stesse i destinatari finali e l’oggetto del compito organizzatore che i due rami qui esposti hanno, parlare brevemente di come dall’alba dei tempi artisti e scrittori (portatori con le loro storie, poesie e raffigurazioni eterne di miti che ancor oggi sentiamo vivi in noi e nel nostro retaggio) e i legislatori (autori o più esecutori del diritto antico) siano vissuti, ascesi e caduti insieme. E di come i primi abbiano avuto un peso determinante nella formazione del consenso (presente e futuro) verso i loro protettori e patrocinatori. La storia di Gaio Cilnio Mecenate e del circolo che egli stesso radunò (e che circolo, tra Orazio, Virgilio e Rufo) 1 intorno ad Ottaviano è un esempio fin troppo calzante, tanto da essere stato fondatore ed eponimo: da egli nacque il mecenatismo, fenomeno di protezione e sostegno ad artisti, intellettuali e letterati da parte di uomini (politici e non) ricchi e potenti in cambio di divertimento o opere ritenute a essi favorevoli 2 . Largamente diffusosi anche a un millennio e più di distanza nell’Italia comunale 3 , Virgilio stesso ne fa riferimento con l’inciso “haud mollia iussa” contenuto nel terzo libro delle sue Georgiche, riferimento agli ordini che Mecenate stesso gli impartì di scrivere un poema sulla vita agreste e le bellezze della campagna e dei “mos maiorum” proprio con l’inizio di alcune politiche di forte sostegno ai medi e piccoli proprietari terrieri 1 Solo per citare i tre più importanti che nel 39 a.C. si unirono al circolo fondato e finanziato da Mecenate, grande uomo di cultura e conoscitore dell’enorme impatto che l’arte e gli artisti potevano avere sull’opinione pubblica. A questi poi si unirono, per completare la sua cerchia, anche Properzio e vari poeti minori (Caio Melisso, Emilio Macro, Cornelio Gallo solo per citarne alcuni) 2 Non tanto favorevoli personalmente (nessuno dei tre citati fece direttamente un’epopea di Augusto e mantennero anche una certa indipendenza), quanto favorevoli ad un ordine politico nuovo, una età dell’oro che vide in Ottaviano il realizzatore di un’epoca di rinnovato benessere (la “pax Augusta”, appunto) 3 Collegato qui al concetto di magnificenza, intesa come committenza di grandi opere pubbliche e private che consentissero ai leader politici di dimostrare la loro superiorità. Non a caso proprio Lorenzo il Magnifico sarà il portavoce di questa rinnovato sviluppo artistico, convocando alla corte di Firenze artisti del calibro di Pico della Mirandola, Botticelli, Michelozzo. E, rimanendo nella Capitale, i papi del tempo furono ben lieti di proseguire sulla scia di Augusto e di Mecenate.
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Mito e diritto: un rapporto fecondo

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Informazioni tesi

  Autore: Umberto Maria Laurino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2018-19
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Maria Rosaria De Pascale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 242

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