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Odio i Pink Floyd - il punk inglese in un pugno di documentari

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78 collettivo? Di sicuro il documentario, nel momento in cui si inserisce nell’ambiente punk, sente il bisogno di adattarsi e di creare un’estetica peculiare che rispecchi la scena. D.O.A.: A Right of Passage (Lech Kowalski, 1981) e The Punk Rock Movie sembrano riprendere la logica del DIY e riportarla nel cinema con un’estetica rudimentale, sporca, veloce come a testimoniare l’urgenza del messaggio. Nel secondo, in particolare, il regista Don Letts riprende in mano i filmini girati in Super 8 qualche anno prima, quando lavorava come disc jockey in uno dei locali-culla del punk inglese, il Roxy Club, creando un film-concerto che si allontana dalla prospettiva antropologica di Wadleigh a favore di uno sguardo fenomenologico, in cui il caso e l’improvvisazione la fanno da padrone, com’era per la stessa performance punk: Letts riprende i gruppi nelle sale prove, nei tour bus, nei momenti genuini in cui sono fuori dal palcoscenico, riprende le retate della polizia nei negozi di King’s Road, le pere nei bagni, le parole dei fan dalla bocca “spillata” e lo spettacolo dell’autolesionismo. L’utilizzo della Super 8, economica, maneggevole, alla portata di tutti, sottolinea diverse analogie con la musica punk, sporca e sgranata. I primi documentari sul punk si interrogano, com’era stato per il rock’n’roll degli anni Cinquanta, sulla natura della nuova musica, sulle idee di cui si fa portatore, sugli interpreti, i fan e il loro modo di presentarsi come sottocultura totalmente nuova. Spesso emergono dai film punk immagini delle strade e degli edifici delle periferie di Londra, ribadendo l’origine lumpen della scena: mi vengono in mente Punk in London (Wolfgang Büld, 1977), Rude Boy (Jack Hazan, David Mingay, 1980), o la scena finale sotto i titoli di coda di D.O.A., con base dub di Augustus Pablo, in cui quattro ragazzi si aggirano lungo un ponte sullo sfondo della case popolari. La dimensione quotidiana, la vita concreta dei discepoli del punk è in primo piano, con la loro rottura con il passato dal un lato e i tentativi di “normalizzazione” mediatica dall’altro. Emerge il vissuto dei personaggi punk con la loro urgenza di fare musica per dire qualcosa. Il cinema punk si scontra con i tentativi di inquadramento attuati dai media ufficiali ed è sempre difficile inserirlo nei generi dell’industria hollywoodiana. Emblematico è il caso di Rude Boy, La grande truffa del Rock’n’Roll (e direi, con le dovute precauzioni, anche di Jubilee), film che potremmo definire “quasi-documentaries” per il loro stare sempre al confine tra la costruzione narrativa e la fedeltà al reale della scena. In Rude Boy i Clash sono
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Odio i Pink Floyd - il punk inglese in un pugno di documentari

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Marino
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere
  Corso: Cinema, Televisione e Produzione Multimediale
  Relatore: Gino Scatasta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

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Parole chiave

cinema
punk
documentari
derek jarman
sex pistols
julien temple
clash
punkumentary
rockumentary
don letts

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