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Oltre il dolore, oltre la pena. Cinema e handicap, quattro diversi sguardi d'autore

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7 armonica ciò che invece si presenta come dissociazione» 6 . Questo atteggiamento nasconde una nuova volontà sopraffattrice «che vuole imporre una visione unica, un pensiero unico, un umanesimo ed un’omogeneità senza scalfitture» 7 , cela la volontà di annullare la diversità, che, in quanto elemento irregolare, crea disordine. Da costruire è, al contrario, un’integrazione che si basa sulla curiosità verso l’altro da sé, nei tratti del quale rintracciare un valore da aggiungere alla propria esperienza. Dobbiamo capire e coltivare le differenze, senza avere pretesa di cancellarle, perché è nella pluralità la vera essenza del mondo. Prestare attenzione a chi si sceglie di rappresentare questo è l’atteggiamento che un regista deve assumere dinnanzi alla situazione indagata. Frequentemente però accostandosi a temi e circostanze marginali, chi racconta, più che concedere la parola ai protagonisti, allestisce la messa in scena dei luoghi comuni e dei pregiudizi che guidano il suo sguardo innanzi a tali problematiche, filtra la realtà da rappresentare attraverso gesti rassicuranti, manie personali, per tentare di occultare, o esorcizzare, le paure nei confronti di elementi che destabilizzano le sue convinzioni. Jean Breschand evidenzia invece come nel cinema, soprattutto in quel cinema che fa del rapporto diretto con la realtà la sua caratteristica principale, l’azione di chi sta dietro l’apparecchio di registrazione debba acquisire un significato preciso: «Filmare non significa sorvegliare ciò che accade nell’oculare della cinepresa. Significa, al contrario, essere presenti a ciò che si riprende, essere sensibili alla presenza della persona ripresa, essere ricettivi in maniera istintiva, animale, alla sua respirazione. L’altro non è dietro un vetro, è nello stesso spazio, durante lo stesso tempo del cineasta» 8 , quest’ultimo deve quindi «partire direttamente dalla vita delle persone ordinarie senza applicare uno 6 A. Canevaro, Handicap, le storie e la storia, in A. Canevaro e A. Goussot (a cura di), La difficile storia degli handicappati, Carocci, Roma, 2005, pp. 12-13 7 Ibidem, p. 13 8 J. Breschand, Le documentaire. L’autre face du cinéma, Cahiers du Cinéma, Paris, 2002, trad. it.: Il documentario. L’altra faccia del cinema, Lindau, Torino, 2005, pp. 76-77
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Oltre il dolore, oltre la pena. Cinema e handicap, quattro diversi sguardi d'autore

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Panattoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Cinema, teatro, produzione multimediale
  Relatore: Alessandra Lischi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 265

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