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Ottemperanza alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e processo penale

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18 Con l’apertura alla firma degli allora tredici Stati membri del Consiglio d’Europa il 4 novembre 1950 presso l’antico Palazzo Barberini in Roma ed il deposito del decimo strumento di ratifica 23 , la CEDU è entrata in vigore sul piano internazionale il 3 settembre 1953. Può mettersi in luce come in materia sia presente un filo rosso che collega l’art. 3 dello Statuto del Consiglio d’Europa, il preambolo della CEDU e l’art. 1 di quest’ultima. Iniziando dalla prima delle disposizioni qui richiamate, può notarsi come già in questa sede venga specificato che ogni membro dell’Organizzazione deve accettare i principî dello stato di diritto e del godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte di tutte le persone sottoposte alla propria giurisdizione. Questo passaggio altro non è che un’ulteriore indicazione di come gli Stati debbano adoperarsi per ottemperare al proprio onere di Alta parte del Consiglio d’Europa, i cui scopi sono indicati – oltre che nell’art. 1 dello Statuto – anche, in parte, nel preambolo della CEDU. Venendo al preambolo, si vogliono preliminarmente dedicare poche righe alla questione (ormai pacifica) della sua rilevanza ermeneutica per l’intero sistema convenzionale 24 . Ciò si evince sia dalla prima giurisprudenza della Corte EDU 25 sia da Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla Corte di giustizia dell’Unione europea mentre nel terzo ed ultimo livello opera la protezione giurisdizionale dei diritti e delle libertà fondamentali offerta dalla CEDU. Distintivo di tale struttura è piuttosto il suo interno, nel quale una miriade di scale (le opportunità di ricorso alle istanze nazionali o sovranazionali) permettono di “scendere e/o salire” dai diversi livelli. Così com’è la situazione oggi, post-trattato di Lisbona, può affermarsi che alcune di queste scale sono ancora inaccessibili (v. infra). Ricorrere alla struttura piramidale per rappresentare il sistema europeo multilivello dei diritti fondamentali ha due pregi: il primo consiste nel tenere conto di quali possano essere presumibili effetti che l’adesione dell’Unione europea alla CEDU porterà in questa materia; in secondo luogo, la struttura verticistica tende a conferire la parvenza di un maggior grado di certezza (quindi anche di efficacia ed effettività) alla tutela dei diritti fondamentali. Potrà in prima istanza obiettarsi riguardo alla “chiusura” della piramide e quindi ad un minor grado di protezione che essa può fornire rispetto ad un sistema “aperto” come può essere quello delle “reti”. Ciò non deve spaventare, poiché la presenza delle “scale” al suo interno garantisce comunque un non (apparente) inferiore grado di protezione. 23 Cfr. art. 59, par. 3 CEDU, che prevede l’entrata in vigore della Convenzione a seguito del deposito del decimo strumento di ratifica. 24 V. G. CONSO, commento al Preambolo, in Commentario alla Convenzione europea per la tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, a cura di S. Bartole, B. Conforti, G. Raimondi, Cedam, Padova, 2001, p. 5. 25 Cfr. Corte EDU, 14 novembre 1960, Lawless c. Irlanda: «[…]in any democratic society, within the meaning of the Preamble and the other clauses of the Convention, proceedings before the judiciary should be conducted in the presence of the parties and in public […]». Tutte le pronunce della Corte EDU sono disponibili presso il database: http://www.echr.coe.int/echr/en/hudoc/.
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Ottemperanza alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e processo penale

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Olivini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Livia Giuliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 311

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