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Processi decisionali e movimenti di protesta tra scienza e politica. Una comparazione tra Italia e Francia sul caso alta velocità

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15 lo strumento istituzionale per giungere a soluzioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare». Tale visione lega- le-burocratica ha tuttavia lasciato il passo sempre più ad un nuovo modello che vede ridimensionato di molto il ruolo di decisore unico attribuito ai poteri pubblici, in favore di una commistione sempre mag- giore con il settore pri vato inteso tu ttavi a, ancora una vol ta, non come partecipazi one della società civile largamente intesa, ma dei soli interessi forti di carattere economico. La spinta economicistica ed esclu- siva già presente nel modello burocratico sarebbe così accentuata, lasciando del tutto inalterato il carat- tere di indiscutibilità attribuito agli esperti. Sarebbe questo il cosiddetto “paradigma post-democratico” [Crouch 2003; Borghi 2006a, 15-16], dominante a partire dall’ascesa negli anni ‘80 dell’ideologia neo- liberista. Esso si rifà da un lato alla concezione negativa dello Stato propria della tradizione liberale, e dall’altro alla visione elitista e tecnocratica che alimenta la sfiducia nella crescente attivazione dei citta- dini nei processi decisionali, insistendo invece sul ruolo dei tecnici e del mercato. Quest’ultimo, in par- ticolare, diviene il modello alla cui razionalità la vita sociale deve essere sottoposta, attribuendo impor- tanza a preferenze individuali che si suppongono esogene rispetto alla vi ta colletti va, e sottratte in que- sto modo all’ambito dell’agire politico. La politica viene ridotta così a problem-solving delegato a tecni- ci esperti, esclusivo appannaggio di ristrette élites in grado di condizionare l’intera agenda, e non solo le scelte economiche vici ne agli interessi di cui sono portatrici . In una simile prospetti va ogni al tra voice è percepita come ostacolo al pieno dispiegamento di tale razionalità, e la politica viene ridotta ad uno spettacolo nel quale il dibattito si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da gruppi rivali di esperti 5 , condotto da questi e da loro strettamente controllato, mentre la massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente ed apatico [Crouch 2003]. Il discorso tecnocratico, deviando l’attenzione dal suo essere discorso, e dunque politico, adotta un idioma tecnico che tende ad oscurare le potenzialità democratiche, immaginando una realtà stabile e oggettiva codificabile e controllabile attraverso un lin- guaggio neutro, che delegittima ogni altra possibile pratica discorsiva che potrebbe aiutare ad identifica- re e ris olvere i problemi pubblici [Torgerson 2003, 120-122]. Nelle parole di Rancière [2007, 98] dichiarandosi semplici gestori delle ricadute locali e della necessità storica mondiale, i nostri governi si industriano a eliminare il supplemento democratico. Inventando istituzioni sovra-statali che non sono responsabili di fronte a nessun popolo, i nostri governi realizzano il fine immanente alla loro stessa pratica: depoliticizzare le questioni politiche, sistemarle in luoghi che non lasciano spazio all’invenzione democratica di luoghi polemici. Così gli stati e i loro esperti possono intendersela tranquillamente f ra loro. La post-democrazia è pertanto prima di tutto depoliticizzazione del dibattito pubblico in favore della delega incondizionata al sapere tecnico in generale, e all’economico in particolare, «cultura del consen- so che ripudia gli antichi conflitti, abituando a oggettivare senza passione i problemi che a corto e a lun- go termine le società incontrano, a chiedere soluzioni agli esperti e a discuterle con i rappresentanti qua- lificati dei grandi interessi sociali» [iv i, 91]. I processi di partecipazione su scala locale, che Sabel [2001] chiama “sperimentalismo democrati- co”, sembrano potersi collocare nella cornice di malessere che quel paradigma suscita in frange, sia pur minoritarie [Ambrosini 2005], della popolazione. La varietà di esperienze raggruppabili sotto questa definizione è riconducibile alla comune convinzione che la democrazia si alimenta attraverso un’attiva partecipazione collettiva all’elaborazione e al trattamento dei problemi che in essa si generano, e che essa prosperi, come afferma Crouch [2003], quando aumentano per le masse le opportunità di partecipare attivamente, non solo attraverso il voto ma con la discussione e attraverso organizzazioni autonome, alla definizione delle proprietà della vita pubblica; quando le 5 Rivalità comunque relativa e che si rifà a diverse interpretazioni all’interno della stessa logica egemonica.
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Processi decisionali e movimenti di protesta tra scienza e politica. Una comparazione tra Italia e Francia sul caso alta velocità

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Informazioni tesi

  Autore: Valerio Lastrico
  Tipo: Tesi di Dottorato
Dottorato in Sociology
Anno: 2011
Docente/Relatore: Ota de Leonardis
Correlatore: MauroBarisione
Istituito da: Università degli Studi di Milano
Dipartimento: Graduate School in Social and Political Sciences
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 534

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Parole chiave

tav
rischio ambientale
movimenti sociali
processi decisionali
expertise
torino-lione
tecnocrazia
conflitti ambientali
arene allargate
alta velocità

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